Un Bosco per Kyoto 2010. Vincere per contare

La cerimonia della consegna del premio Un Bosco per Kyoto 2010, al Campidoglio, a Roma,

La mia prima reazione è stata innanzitutto sentirmi
gratificato. Sono molto contento infatti di aver vinto questo
premio, perché aggiunge prestigio e mi dà l’occasione di
continuare a diffondere consapevolezza perché è proprio
la mancanza di consapevolezza la fonte dei grandi problemi che
affliggono l’umanità.

È importante promuovere consapevolezza finalizzata ad ottenere
un progresso sostenibile, sensibilizzando e responsabilizzando le
persone riguardo al nuovo bisogno primario dell’uomo: riequilibrare
l’ecosistema. Per me conta la concretezza: la soddisfazione non
è vincere un premio, la soddisfazione è avere dei
risultati. La soddisfazione per me non è stata tanto il
ricevere nel 1997 il premio “Imprenditore dell’anno per la
qualità della vita”, quanto il motivo per cui me l’hanno dato:
60mila aziende italiane seguendo il successo di Fattoria Scaldasole
hanno portato l’Italia dall’ultimo posto al primo posto per la
produzione del biologico.

È sicuramente un grande onore per me rientare nel novero di
grandi personaggi, tra questi anche il primo presidente
“ambientalista” della prima economia del mondo! Sembra intenda
promuovere un vero “cambiamento”, sembra voglia far diventare gli
americani partecipi di una “civiltà della consapevolezza”.
Insomma, si va affermando nel mondo quanto sostengo e
continuerò a sostenere in forme sempre diverse ma con lo
stesso obiettivo: lo sviluppo deve passare attraverso decisioni,
investimenti, scelte ecosostenibili e un economia che rispetti
anche l’uomo e l’ambiente.

Alla radice dei mali del mondo c’è la medesima causa: la
mancanza di consapevolezza. Nel mio discorso di ringraziamento
sottolineerò che è proprio questa la fonte di tutti i
grandi problemi che affliggono l’umanità: sono contento che
questo premio mi dia l’occasione di continuare a diffondere
consapevolezza. Oggi l’uomo ha un nuovo bisogno primario:
riequilibrare l’eco-sistema. Se non vogliamo estinguerci dobbiamo
farlo, è quindi indispensabile che le persone acquisiscano
consapevolezza e le aziende diventino People – Planet – Profit.

Bisogna innanzitutto infondere fiducia nel futuro, passando a
un’economia sostenibile. Questo vorrebbe dire rifare il mondo da
capo, in un’altra maniera. Come in un “dopoguerra” in cui si
ricostruisce tutto. E tutti sanno che nei “dopoguerra” c’è un
grande fiorire dell’economia. All’inizio degli anni ’90 parlavo di
una nuova economia in cui “il cervello lasciava un po’ di spazio al
cuore”. Oggi tutte le ricerche confermano quello che dicevo. E le
mie attività hanno dimostrato che si può fare business
rispettando la natura, che i temi della sostenibilità anzi
creano profitto. Il tornaconto pratico è l’incentivo per
un’economia sostenibile.

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Un Bosco per Kyoto 2010. Vincere per contare

Si è svolta a Roma, al Campidoglio, la cerimonia della consegna del premio Un Bosco per Kyoto 2010. Premiato Marco Roveda, fondatore di LifeGate.

La mia prima reazione è stata innanzitutto sentirmi
gratificato. Sono molto contento infatti di aver vinto questo
premio, perché aggiunge prestigio e mi dà l’occasione di
continuare a diffondere consapevolezza perché è proprio
la mancanza di consapevolezza la fonte dei grandi problemi che
affliggono l’umanità.

È importante promuovere consapevolezza finalizzata ad ottenere
un progresso sostenibile, sensibilizzando e responsabilizzando le
persone riguardo al nuovo bisogno primario dell’uomo: riequilibrare
l’ecosistema. Per me conta la concretezza: la soddisfazione non
è vincere un premio, la soddisfazione è avere dei
risultati. La soddisfazione per me non è stata tanto il
ricevere nel 1997 il premio “Imprenditore dell’anno per la
qualità della vita”, quanto il motivo per cui me l’hanno dato:
60mila aziende italiane seguendo il successo di Fattoria Scaldasole
hanno portato l’Italia dall’ultimo posto al primo posto per la
produzione del biologico.

È sicuramente un grande onore per me rientare nel novero di
grandi personaggi, tra questi anche il primo presidente
“ambientalista” della prima economia del mondo! Sembra intenda
promuovere un vero “cambiamento”, sembra voglia far diventare gli
americani partecipi di una “civiltà della consapevolezza”.
Insomma, si va affermando nel mondo quanto sostengo e
continuerò a sostenere in forme sempre diverse ma con lo
stesso obiettivo: lo sviluppo deve passare attraverso decisioni,
investimenti, scelte ecosostenibili e un economia che rispetti
anche l’uomo e l’ambiente.

Alla radice dei mali del mondo c’è la medesima causa: la
mancanza di consapevolezza. Nel mio discorso di ringraziamento
sottolineerò che è proprio questa la fonte di tutti i
grandi problemi che affliggono l’umanità: sono contento che
questo premio mi dia l’occasione di continuare a diffondere
consapevolezza. Oggi l’uomo ha un nuovo bisogno primario:
riequilibrare l’eco-sistema. Se non vogliamo estinguerci dobbiamo
farlo, è quindi indispensabile che le persone acquisiscano
consapevolezza e le aziende diventino People – Planet – Profit.

Bisogna innanzitutto infondere fiducia nel futuro, passando a
un’economia sostenibile. Questo vorrebbe dire rifare il mondo da
capo, in un’altra maniera. Come in un “dopoguerra” in cui si
ricostruisce tutto. E tutti sanno che nei “dopoguerra” c’è un
grande fiorire dell’economia. All’inizio degli anni ’90 parlavo di
una nuova economia in cui “il cervello lasciava un po’ di spazio al
cuore”. Oggi tutte le ricerche confermano quello che dicevo. E le
mie attività hanno dimostrato che si può fare business
rispettando la natura, che i temi della sostenibilità anzi
creano profitto. Il tornaconto pratico è l’incentivo per
un’economia sostenibile.

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