Tintura madre

La tintura madre si assume a dosi variabili, da 20 a 200 gocce giornaliere, diluite in mezzo bicchiere d’acqua e trattenute in bocca un paio di minuti.

Tintura madre

Per prima cosa tagliamo finemente la droga da estrarre e poniamola
in macerazione con alcol etilico per liquori e acqua. Un vaso di
vetro a chiusura ermetica è il contenitore ideale. Il
rapporto droga-alcol/acqua è di mezzo p/v, ovvero 500 g di
estratti di pianta sono macerati in un litro di alcol. Il tutto va
conservato in un luogo buio per circa tre settimane. Sarà
necessario agitarlo più volte al giorno per qualche
minuto.

Trascorso il tempo stabilito, con un colino o una centrifuga si
filtra l’intruglio, in modo da spremere bene il residuo che
verrà poi gettato. Il liquido così ottenuto deve
essere lasciato a riposo per alcuni giorni prima di essere
travasato in boccette di vetro scuro, munite di contagocce ed
etichetta. Il “fondo” che si sarà formato va eliminato,
conservando solo la parte più limpida. Abbiamo così
ottenuto una tintura madre casalinga, che manterrà
pressoché inalterato, anche dopo anni, il valore salutare
della pianta appena raccolta.

La tintura madre si assume a dosi variabili, da 20 a 200 gocce
giornaliere, diluite in mezzo bicchiere d’acqua e trattenute in
bocca un paio di minuti. La somministrazione si può ripetere
più volte al giorno; data la bassissima concentrazione
alcolica l’uso è adatto a chiunque, anche a bambini e
anziani.

Spesso con le gemme fresche di molti alberi si preparano prodotti
analoghi alle tinture madri, anche se un po’ più laboriosi
nella loro produzione. Questi prodotti sono noti come
“gemmoderivati” o “macerati glicerinati”.

Esistono altri preparati ricavati dalle piante fresche, ma il
più delle volte essi richiedono l’utilizzo di conservanti o
di metodi di conservazione come la pastorizzazione, che denaturano
gran parte dei principi attivi.

Franco Ferrario

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