Un no, molti sì. Viaggio nella globalizzazione

Accanto a Naomi Klein di ‘No Logo’ e Noreena Hertz, questo di Kingsnorth è un mattone ideale. Non nel senso di pesantezza di lettura, beninteso.

Parte con una digressione sul Chiapas, che secondo l’autore, il
giovane giornalista ventottenne Paul Kingsnorth, è il primo
momento in cui inizia a riconoscersi quello che sarebbe diventato
un roboante movimento internazionale: “Aprire una crepa nella
storia”.
Poi prosegue con Seattle, i tanti fronti dove comunità
locali si scontrano con multinazionali e governi oppressori e
descrizioni molto approfondite del movimento no-global
(“Rappresenta un balzo in avanti anche solo il fatto di dare a
quella domanda – chi è il responsabile qui? – la risposta
che si merita: Tutti. Nessuno. Ah, già, io!… Reti locali e
nazionali, con una base ampia, gestite da comunità e
collegate su scala internazionale, si sono dimostrate capaci di
riunire gruppi molto grandi di persone in tempi molto brevi”). Si
parla dello strapotere delle corporations con esempi
concreti raccolti in un viaggio di otto mesi attraverso cinque
continenti e si conclude con appendici utili e intriganti
(“reperti” sui vari centri di potere mondiali e un capitolo
intitolato “Appendice: posti di combattimento”).
Si leggono idee, ci si informa sui fronti più caldi del
dibattito mondiale, e… si sente rabbia, con questo libro.

L’autore
Paul Kingsnorth, giornalista inglese, ventottenne, ha collaborato
con l'”Independent”, il “Guardian”, “BBC Wildlife” e altre testate.
Dal 1999 è vicedirettore di “The Ecologist”, rivista leader
a livello mondiale del movimento ambientalista.

…qualche riga
“Di questi tempi non è possibile avere un vertice sul
commercio senza gas lacrimogeni. Sarebbe come avere un panino al
formaggio senza formaggio. – Funzionario del governo Usa, Vertice
delle Americhe, aprile 2001″

Perché andare in libreria
Accanto a Naomi Klein di ‘No Logo’ e Noreena Hertz, questo di
Kingsnorth è un mattone ideale. Non nel senso di pesantezza
di lettura, beninteso. Sebbene in effetti sia di 350 pagine.
È un mattone che si può usare come base per discutere
sui temi no-global più incandescenti del momento,
dall’ambiente al diritto all’autodeterminazione dei popoli tribali,
dall’economia alle interferenze politiche delle
corporations.
O è un mattone che si può scagliare, come si faceva
in Krazy Kat, in testa ai predoni in doppiopetto.

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