Un partner esigente ma affidabile: la natura

L’azienda valdostana Grivel ricicla la plastica ottenendo un tessuto speciale, per realizzare zaini tecnologici. Sul tetto dell’azienda, inoltre, sono installati pannelli fotovoltaici in grado di fornire energia a quasi 200 famiglie.

La disidratazione è fisiologica, anche in inverno e anche
se non si suda e si va piano. Una volta tornati a casa, o finita la
scorta liquida, stiamo ben attenti a conservare il vuoto di
plastica. Salvaguarderemo l’ambiente due volte. Perché non
lasciamo in giro rifiuti non degradabili. Perché permettiamo
a un’azienda come la valdostana Grivel di trasformare la plastica
delle bottiglie d’acqua in un tessuto speciale, resistente,
impermeabile e leggero, con cui realizzare i suoi zaini più
tecnologici, quelli per le escursioni leggere (come quello nella
foto) e quelli che usano gli alpinisti nelle decisamente più
impegnative spedizioni himalaiane.

La storica azienda valdostana, non certo di dimensioni imponenti ma
da sempre di gran lustro nell’ambito alpinistico mondiale, ha fatto
della collaborazione con la natura uno dei suoi punti di forza. Fin
dalle origini. Nata nel 1818 dalla famiglia di fabbri Grivel, di
origine Walser, trapiantati da tempo a Courmayeur. Qui i Grivel
cominciarono, a colpi di martello sul ferro rovente, a modificare
gli attrezzi agricoli di loro produzione per assecondare le
bizzarrie dei primi danarosi turisti, specie stranieri, che
approdavano sotto il Monte Bianco con la folle idea di salirne i
fianchi e percorrerne le creste! Così i bastoni dei
cacciatori e le asce cominciarono a prendere la forma di piccozze e
i chiodi vennero appiattiti per poter entrare nelle fessure della
roccia, anche se ci volle poi quasi un secolo per vedere nascere i
primi ramponi, che diedero quella sicurezza necessaria ad
affrontare le prime, grandi salite extraeuropee.

L’azienda da vent’anni è condotta da Gioachino Gobbi, che
con i discendenti di Grivel ha anche un rapporto di parentela.
Gioachino ha ampliato e rinnovato la produzione, anche in
virtù dei nuovi materiali, e ha ristrutturato ovviamente la
distribuzione mondiale. Ma non ha mai dimenticato il suo partner
più importante, la natura. Anzi, le ha dato un ruolo di
“socia” ancora maggiore.

“Siamo in una regione dove fortunatamente la maggior fonte
energetica è dovuta all’elettricità prodotta dalle
centrali alimentate con l’acqua dei torrenti. Io ho cercato di
affiancargli anche l’energia prodotta dal sole ottimizzando lo
spazio. Ovvero sfruttando una superfice che altrimenti sarebbe
stata vuota, vale a dire la superficie del tetto dell’azienda.
Quando vedo in giro quei pannelli solari che occupano anche ed
ettari di terreni, inorridisco. In montagna lo spazio è una
risorsa limitata. I terreni lasciamoli alla natura, ai contadini,
specie nella nostra valle, dove di luoghi pianeggianti utilizzabili
per le coltivazioni o il pascolo sono davvero pochi”.

Sotto l’aspetto pratico, la copertura della Grivel è fatta
con 3.656 pannelli fotovoltaici e l’energia prodotta può
soddisfare le esigenze di quasi 200 famiglie. Come se ogni giorno
venisse evitata l’emissione di 806 kg di Co2 (pari all’inquinamento
di un’auto che percorre 5.800 km) e il consumo di 3 barili e mezzo
di petrolio, che in un anno fa più di 1175 barili, una
quantità, detta così, più
“impressionante”.

“Quel che più ci interessa”, conclude il patron della
Grivel, “oltre a realizzare le nostre personali convinzioni sui
temi ambientali, è fare da esempio e da traino. Dimostrare
concretamente che si può essere competitivi nel mondo e al
tempo stesso rispettare l’ambiente. Riciclo e uso delle risorse
naturali non dovrebbero essere una scelta ma un dovere”.

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