Danze tradizionali per un monastero Tibetano

Monaci tibetani in giro per l’Italia con danze tradizionali religiose per raccogliere fondi che permettano al loro monastero di continuare ad esistere

Sono dieci i monaci tibetani arrivati in Italia dal sud dell’India.
Sono solo dieci, ma rappresentano tutti quei 4500 monaci dello
stesso monastero da cui provengono, che sono invece rimasti in
India.

Arrivano dal monastero di Drepung, fondato nel 1417 a Lhasa, nel
Tibet, distrutto dai cinesi, da poco ricostruito in India, ma
ancora in condizioni assai precarie per la cronica mancanza di
alloggi. La struttura è in grado di accogliere solo 150
ospiti, contro i circa 500 che sono in realtà presenti,
costringendo i monaci a vivere in stanze sovraffollate, con servizi
igenici inadeguati oppure a dormire all’aperto. Per non parlare
dell’emergenza quotidiana dell’arrivo di nuovi profughi, tutt’oggi
in fuga dalla loro terra d’origine, che arrivano a Drepung senza a,
senza niente altro che il desiderio di poter studiare e preservare
la pura tradizione buddista.

I dieci monaci di Drepung rimarranno in Italia fino a gennaio con
il doppio scopo di diffondere la conoscenza della cultura buddista
e di raccogliere fondi per il monastero. Per realizzare questa
possibilità proporranno in varie città italiane, in
collaborazione con il Centro di Studi Tibetani Rabten Ghe Pel Ling
di Milano e con altri Enti, uno spettacolo di canti e danze sacre,
delle vere e proprie “meditazioni in movimento”, in cui ogni gesto,
ogni suono è studiato a lungo dal danzatore prima di poter
essere eseguito.

Lo spettacolo proposto dai monaci in diverse località
italiane, con i coloratissimi costumi e le tradizionali maschere,
sarà accompagnato dal suono di strumenti antichissimi, come
le caratteristiche trombe telescopiche, i cimbali e i tamburi.
Non è un semplice evento folcloristico ma una vera
meditazione in movimento, in cui ogni gesto e suono è
studiato accuratamente dal danzatore prima di essere eseguito.Le
danze che vengono eseguite sono le stesse che i monaci eseguono in
occasioni di particolari ricorrenze, per comunicare con
Divinità e Protettori o per consacrare il luogo e le persone
che vi assistono, in accordo a complessi rituali. Si ritiene che
assistervi non sia solo un momento di evasione o un evento
culturale, ma che in esse vi sia, tutta l’energia di pace e
spiritualità contenuta nel millenario messaggio di
Budda.

Roberta Polverini
Centro Rabten Ghe
Pel Ling

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