Una medicina dolce come l’affetto

Negli ultimi decenni la crescente fiducia riservata dagli adulti alle medicine non convenzionali ha indotto molte persone a curare anche i propri figli con gli stessi metodi. Ecco i motivi che stanno alla base di una simile scelta.

Per i genitori una delle più grandi preoccupazioni è
salvaguardare e mantenere in salute i propri bambini.

Da decenni siamo stati incoraggiati a utilizzare la medicina
convenzionale e a cercare istintivamente in essa il metodo
più efficace per abbreviare il disagio procurato dai
malesseri. Sfortunatamente, però, terapie e farmaci di
sintesi proposti dai pediatri non sono indenni da effetti
collaterali e sgradevoli controindicazioni, fattori che contrastano
con un altro grande desiderio dei genitori: trovare la cura che non
danneggi un corpo ancora in fase di sviluppo.

Da alcuni anni, soprattutto tra le giovani coppie, si è
sviluppata una maggiore attenzione e interesse per le medicine
olistiche per bambini, chiamate anche comunemente terapie dolci e
mai come in questo caso la scelta dell’aggettivo fu più
felice! In effetti, di fronte ai frequenti disturbi, che si
presentano in età pediatrica si dovrebbe operare un
importante criterio di scelta, che riserva solo ai casi più
gravi ed estremi il ricorso a terapie drastiche.

Metodi come quelli applicati dalla medicina omeopatica o
antroposofica, per esempio, sono sicuramente più adatti ai
bambini, perché sono in grado di fronteggiare situazioni
anche serie, senza aggredire o intossicare prematuramente
l’organismo. Le terapie sono mirate soprattutto a rafforzare
l’individuo nel suo complesso, considerandone la tipologia,
l’ambiente in cui vive, il periodo dell’anno, e molti altri
fattori.

A torto si pensa che la medicina olistica debba occuparsi della
gestione dei piccoli e più comuni disturbi infantili. I
medici che la praticano offrono esattamente le stesse garanzie
degli altri colleghi, con il vantaggio che al sapere “ufficiale”,
studiato sui banchi delle università, uniscono la
capacità d’interpretare le patologie infantili nel contesto
del loro “terreno”, vale a dire l’insieme di fattori ereditari e
ambientali che li caratterizza.

 

Articoli correlati