Una “pallina antistress”… da amare, capire e coccolare

Giocattoli e palline, non servono, per curarci dalle malattie non c’è niente di meglio che la pet terapy, un cane o un altro animale, ci salveranno!

Sono solo da amare. Un articolo, pubblicato su “Yourself” – magazine di psicologia –
di marzo 2004 a firma di Marina Verga, psicologa ed etologa, ci
dà gli spunti per approfondire il tema del rapporto tra noi
e gli animali che ospitiamo in casa, che vivono con noi, i “pet”,
in inglese.

“Se il rapporto tra le specie viene condotto in modo biologicamente
corretto – leggiamo – i vantaggi reciproci possono essere
interessanti”: molti comportamenti che ci lasciano sorpresi per la
loro complessità si sono sviluppato negli animali grazie
all’insegnamento da parte dell’uomo. Cioè, non una
“forzatura”, ma un “impegno responsabile verso l’animale per
costruire con lui un rapporto armonico ed equilibrato, e la
volontà di insegnargli ad adattarsi al nuovo ambiente senza
traumi… a manifestare quei comportamenti che ci si aspetta da lui
e che contemporaneamente lui imparerà a manifestare
volentieri, in armonia con tutti i componenti della famiglia, del
suo ‘gruppo sociale'”.

Quello che un pet può dare “per situazioni di reali
problemi relazionali o di varie forme di handicap, è un
ottimo ausilio terapeutico”.

Quello che può darci è anche insegnarci ad apprendere
a comunicare, a imparare l’apertura verso la comprensione dei suoi
comportamenti, dei suoi bisogni.
Quello che noi possiamo dare a lui, oltre alla protezione, è
condividere le nostre abitudini di vita, una vera “comunicazione”,
per trasmettergli “messaggi e ruoli”.

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