Una pelle artificiale per le ustioni

Una pelle artificiale che aiuta le grandi ustioni a guarire, grazie ad una proteina che produce KGF il “fattore di crescita” naturale della pelle.

A crearla, grazie all’ingegneria genetica, sono stati i ricercatori
dell’Università di Buffalo, negli Stati Uniti, guidati da
Stelios Andreadis, direttore del laboratorio di bioingegneria
dell’università: “Le cellule di questo nuovo tessuto
riproducono fedelmente la composizione e le funzioni naturali della
pelle”, spiega Andreadis, “In particolare, sono in grado di
prevenire la disidratazione e di proteggere l’area danneggiata da
infezioni batteriche il che lo renderebbe, in prospettiva,
particolarmente adatto per trattare grandi ustioni”.

Si tratta di un ennesimo passo avanti, nella ricerca di un
materiale in grado di aiutare tutti quanti hanno bisogno di un
trapianto di pelle, perché sono vittime di ustioni o per
altre cause, come tumori della pelle o ulcere varicose o
diabetiche.

Il concetto di pelle artificiale in se non è una
novità: già nel diciottesimo secolo si curavano le
ferite applicandovi sopra la pelle di particolari tipi di
lucertole. Fino a qualche decennio fa, gli unici strumenti
disponibili – in gran parte ancora utilizzati – erano trapianti
effettuati utilizzando pelle animale oppure prelevata da cadavere,
da donatore vivente o dal paziente stesso. Da metà degli
anni ’70 però si è cominciato a “coltivare” in vitro
cellule di epidermide per produrre sottili sfoglie di pelle, o
meglio, di cheratinociti, uno dei principali tipi di cellule che
compongono l’epidermide. Cellule che però mancano di una
“base” e non sono in grado, quindi, da sole di creare la nuova
pelle. Le sfoglie di cheratinociti sono state quindi integrate con
una superficie di collagene bovino o più recentemente di
silicone, che però doveva comunque essere rimossa.

Da qualche anno, grazie alle tecniche di ingegneria genetica,
è possibile anche coltivare “in vitro” pelle umana,
utilizzando soprattutto cellule ricavate dal prepuzio di neonati
circoncisi, una pratica che non ha mancato di provocare polemiche.
E intanto la ricerca continua a percorrere altre strade, come
quella della pelle artificiale a base di acido ialuronico ideata
dagli specialisti del dipartimento di istologia
dell’Università di Padova.

La scoperta del laboratorio di Boston rappresenta un ulteriore
progresso, che potrebbe contribuire – una volta uscito dalla fase
sperimentale – ad alleviare le sofferenze di molti pazienti: i
ricercatori americani hanno proposto “di avviare uno studio per
confermare l’efficacia terapeutica della pelle artificiale e
studiare gli effetti del fattore di crescita sullo sviluppo del
tessuto artificiale”.

Abigaille Barneschi

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