Biologico

A pranzo una polpetta di antibiotici

La pi

Sempre di più, gli alimenti fanno incrementare la resistenza
ai trattamenti antibiotici, cioè al rischio di contrarre
infezioni difficilmente trattabili. Tra le cause, una è la
pratica di addizionare antibiotici ai mangimi degli animali negli
allevamenti. Si stima che il 70% degli antibiotici (e farmaci
correlati) prodotti dalle industrie farmaceutiche Usa si riversino
nel cibo degli animali, per accelerarne la crescita, per tentare di
prevenire le malattie causate dal sovraffollamento e dalle malsane
condizioni degli allevamenti industriali.

Recenti studi, tra cui uno del “New England Journal of Medicine”,
confermano che l’abuso di antibiotici negli allevamenti è
collegato allo sviluppo di batteri che resistono a spettri sempre
più ampi di agenti antibiotici; batteri che si possono
ritrovare nella carne in vendita nei banconi del supermarket. Per
questo sono sempre più forti gli appelli per mettere al
bando la “routine feeding”, la somministrazione di antibiotici “di
routine” nei mangimi.

Come scoraggiare questa pratica? Come evitare medicine non
richieste? Come ridurre il rischio di venire a contatto con batteri
resistenti agli antibiotici?

Innanzitutto, ricordare che le uova e le carni di pollame
proveniente da allevamenti intensivi sono più trattate.

Comprare biologico. La scelta bio promuove un allevamento
più sano e sostenibile. Nelle carni biologiche, infatti, sia
in Usa che in Europa, non sono ammessi usi né residui di
antibiotici.

Un accorgimento non alimentare? Sul sito “Care2” si consiglia, per
ridurre la diffusione nell’ambiente di batteri resistenti, di non
acquistare saponi o detersivi antibatterici. I detergenti finiscono
nelle falde acquifere e contribuiscono attivamente al fenomeno
della resistenza: uccidendo solo i batteri più deboli,
quelli più forti diventano più resistenti e possono
prolificare più numerosi.

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