Una ricetta per un’infanzia felice

L’esperienza di un “padre” che ha reso felici ventimila bambine e bambini abbandonati in Centro America, con un atteggiamento prezioso per bambini di tutto il mondo e di tutte le et

William Wasson, ex avvocato, sacerdote e scrittore originario
dell’Arizona, oggi ha ottant’anni e una famiglia sterminata. Nel
1954 fondò l’organizzazione Nuestros Pequenos Hermanos
(Nph.), per accogliere bambine e bambini abbandonati del centro
America in Case che, più che orfanotrofi, sono grandi
famiglie. In cinquant’anni, Nph ha consentito a ventimila orfani di
crescere serenamente, pur avendo soltanto lo stretto
necessario.

“Nessuna cosa materiale fa felice un bambino”, dice Wasson.
L’importante è che le bambine e i bambini si sentano al
sicuro, ricevano amore incondizionato, possano giocare, studiare e
anche rendersi utili. Secondo l’esperienza di Wasson, bastano sei
persone adulte responsabili per gestire seicento bambini,
purché si punti sulla loro capacità di
responsabilizzarsi e di collaborare, in base all’età e alle
attitudini individuali. Impossibile? Eppure i suoi metodi danno
ottimi risultati, come sottolineò anche Erich Fromm in un
suo studio del 1970.

Wasson condensa in queste parole la sua lunga esperienza: “La
felicità è l’esatto equilibrio fra senso di
sicurezza, attitudine a condividere, lavoro e
responsabilità, equilibrio che si può ottenere in un
individuo, trattandolo come una persona, con tutti i suoi difetti,
ma anche con tutta la sua dignità umana”.

Per quanto possa sembrare lontana, l’esperienza di queste piccole
sorelle e fratelli di un altro continente riguarda da vicino
chiunque sia alle prese con il difficile compito di educare gli
adulti di domani. Nel libro “Facciamo felici i nostri figli” (ed.
FrancoAngeli), Cinzia Cinque prende spunto dalla “famiglia
allargata” di Wasson per riflettere sui veri bisogni dell’infanzia.
I proventi del libro finanzieranno la costruzione di un ospedale
pediatrico ad Haiti, dove la mortalità infantile prima dei
tre anni supera il 30%.

Paolo
Scopacasa

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