Tarocchi. Una sintassi per capire gli eventi

Rispetto alle altre arti mantiche, che si pongono l’obiettivo di predire il futuro, i Tarocchi si basano su elementi pienamente visibili e comprensibili anche al consultante.

Nelle sfere di cristallo o nei fondi di caffè la
divinazione, l’arte della predizione del futuro, passa direttamente
attraverso l’indovino, che coglie l’attimo e interpreta forme
instabili e mai identiche a se stesse. Queste immagini, per quanto
espressive, sono frutto dell’intuizione pura, ma lasciano la porta
aperta all’incertezza e all’errore o, peggio, all’inganno.

I Tarocchi invece “costituiscono una lingua misteriosa, ma dal
vocabolario rigoroso e dalla sintassi esigente” come affermava
Roger Callois, presentando all’Accademia di Francia l’opera di
Oswald Wirth dedicata allo studio dei Tarocchi.
L’accademico francese così spiegava la meccanica della
divinazione: “Il consultante ne estrae personalmente, sotto forma
di immagini precise dal senso catalogato, gli elementi che lo
riguardano. Segue il discorso del Maestro che ne adatta il
significato generale al suo caso particolare”.

Le lamine dei Tarocchi costituiscono un vero e proprio lessico
capace di penetrare e illustrare qualsiasi contesto. Certo, bisogna
interpretarle, ma quest’atto diventa una specie di scienza della
perspicacia. Per dirlo con le parole di Wirth, “indovinare
significa immaginare con esattezza”.

Gli arcani costituiscono i vocaboli di questo linguaggio, mentre la
loro collocazione in determinate posizioni (case) determina la
possibilità di creare una storia, con i suoi attori, gli
eventi e una sua cronologia (lo schema di riferimento), che
dà un esito e un consiglio finale.

Oswald Wirth, spesso nel suo testo insiste sul tema del gioco
d’immaginare una storia e conclude il suo poderoso contributo con
un invito: “I giochi sono esercizi, i giochi dello spirito
sviluppano facoltà preziose. Servitevi dei 22 arcani dei
Tarocchi per giocare alla divinazione”. Non occorre molto, basta un
po’ di fantasia e di voglia, ma non illudetevi di cambiare
niente.

Francesco
Aleo

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