Una vittoria per l’ambiente

Le misurazioni dell’ultima settimana di settembre confermano che il buco dell’ozono sul polo sud si sta riducendo. Questo grazie a una politica ambientale che con grande determinazione ha messo al bando i gas CFC.

Nel 1985-88 la produzione mondiale di CFC (clorofluorocarburi)
aveva raggiunto l’apice con 1.200.000 tonnellate all’anno. Poi nel
seguente decennio la rapida diminuzione accompagnata quasi subito
da un grande miglioramento della situazione. L’olandese Paul
Crutzen, che nel 1995 aveva ricevuto il premio Nobel in chimica per
le sue ricerche sul buco dell’ozono, definisce questo risultato un
grande esempio di come una politica ambientale perseguita con
determinazione possa portare a dei cambiamenti concreti. Secondo
Crutzen tra 30-40 anni i buchi sul polo sud e sul polo nord si
saranno chiusi quasi del tutto.

La buona e rapida risoluzione di questo caso dipende in gran parte
dal fatto che il problema stesso e la sua origine erano da subito
ben chiari e circoscritti. I clorofluorocarburi, responsabili della
distruzione dell’ozono, venivano impiegati negli spray e nei
frigoriferi. Andavano immediatamente eliminati, per evitare
all’umanità grossi problemi con i raggi ultravioletti
emanati dal sole. Quindi si trattava di trovare in meno tempo
possibile una soluzione alternativa. E così è
successo, nonostante contrasti iniziali da parte dell’industria.
Nel 1987 fu elaborato a Montreal un programma per abbandonare la
produzione di CFC.

Altri settori come quello del clima sono più complicati,
proprio perché risulta meno chiaro il rapporto tra causa ed
effetto. Che i cambiamenti di clima siano da ricondurre all’effetto
serra è condiviso da molti scienziati, ma non da tutti.
Inoltre durante quasi tutti i processi di produzione energetica si
formano dei gas serra. Evitarli è difficile, e richiede
probabilmente un cambiamento strutturale nella scala dei valori
dell’intera società.

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