“Unknown pleasures” di Zhang-Ke, la Cina di oggi al cinema

“Piaceri sconosciuti” del trentenne regista cinese Zhang-Ke, è ambientato in una città industriale, oggi segnata dall’abbandono e dalla disoccupazione

Oggi la Cina fa il suo ingresso “trionfale” nel mondo “moderno”,
entrando nel Wto e ottenendo l’organizzazione delle Olimpiadi del
2008, intanto la nuova generazione assiste al progresso, spiazzata
da un vuoto culturale, confezionato dalla ricetta “molti desideri e
pochi soldi” che, come risultato ottiene tanta violenza e un
persistente senso del a.

“Piaceri sconosciuti” del trentenne regista cinese Zhang-Ke, è
ambientato in una città industriale, oggi segnata
dall’abbandono e dalla disoccupazione, dove i quattro giovani
protagonisti si muovono in un paesaggio di karaoke, discoteche e tv
che nessuno guarda, è la Cina della globalizzazione, senza
più una sua identità.

I figli unici del controllo delle nascite sono ormai disincantati e
demotivati, alle prese con il vuoto spinto di giornate difficili da
riempire.

Girato con stile essenziale e realistico il film è ritmato
da lunghi piani sequenza a camera fissa, che ben si accordano con i
silenzi di una routine di rapporti senza futuro.

Il disagio, la solitudine, la difficoltà di relazionarsi con
i genitori o con gli amici sono troppo dure da affrontare, si spera
solo che passino in fretta: “A che serve una vita lunga? 30 anni
sono abbastanza” dice uno di loro, abbruttito dal peso della
mancanza di sogni.

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