Critiche alle nuove idee

l’attacco da parte della medicina allopatica fu strenuo e vigoroso. Le critiche erano riconducibili sostanzialmente a due motivi.

Nonostante sia nata in un paese dinamico e aperto come gli Stati Uniti della prima metà del secolo, per l’osteopatia gli inizi furono difficili e l’ambiente ostile. Per ragioni che andavano ben aldilà della disputa scientifica, l’attacco da parte della medicina allopatica fu strenuo e vigoroso. Le critiche erano riconducibili sostanzialmente a due motivi.

Il primo era di carattere scientifico. L’osteopatia, infatti, nasceva dalla profonda delusione del suo fondatore, il medico Andrew Taylor Still, nei confronti della medicina convenzionale, che giudicava oramai incapace di capire la natura profonda della malattia e lontana dai problemi reali dei pazienti.

Il secondo, invece, affondava le sue radici nel mondo culturale e sociopolitico del tempo. Still era un convinto sostenitore dei diritti delle donne e delle minoranze etniche. Fatto, che contribuiva non poco a renderlo inviso e a discreditarne la teoria presso l’establishment dell’epoca, interessato a proteggere le proprie posizioni dall’emancipazione, ma soprattutto dall’ascesa professionale di questa parte di cittadini.

Per chiarire quale fosse la reale dimensione dello scontro sotterraneo, è utile citare un episodio accaduto nel 1946. In quell’anno apparve ripetutamente sulle pagine del “New York Herald Tribune” un’inserzione in cui era scritto: “Cercasi medici. Si prega le donne di astenersi dalla risposta”…e siamo negli Stati Uniti del primissimo dopo guerra.

In seguito a questo episodio comparve sul “Forum of Osteopathy”, rivista di dibattito e aggiornamento degli osteopati, un articolo intitolato: ” Cercasi donne medico urgentemente!”. Still non solo accettava le studentesse ai suoi corsi, ma cercava anche collaboratrici, offriva loro lavoro in anni, in cui le donne combattevano ancora contro i pregiudizi. Una delle sue allieve, la dottoressa Jenette Bolles arrivò “addirittura” ad insegnare anatomia nei corsi di specializzazione e divenne la vicepresidente dell’American Osteopathic Association.

Fu il primo, inoltre, a introdurre stabilmente le ginecologhe nello staff medico della scuola ospedaliera che dirigeva, per ovviare all’imbarazzo dimostrato da alcune pazienti al momento di sottoporsi alla visita di uno specialista maschio.

Era inevitabile per i benpensanti dell’epoca opporsi ad un uomo, che con le sue convinzioni, mediche e non, destabilizzava lo status quo.

Per un maggior approfondimento si può consultare il libro di Georgia Walter “Women and osteopathic medicine”, 1994.

Licia Borgognone

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