Verso Kyoto2

La 13

La situazione, in pratica, è questa: il
Protocollo di Kyoto
, entrato in vigore nel 2005, e
vincolante per i Paesi industrializzati firmatari (tra cui tutta
l’UE) dal 2008, prevede che gli Stati riducano le emissioni di CO2
del 5.2% rispetto ai livelli del 1990. La scadenza del protocollo
è prevista nel 2012. E dopo?

A Bali sono stati fissati i punti di partenza per la roadmap (la
tabella di marcia) che vedrà, nel 2009, la firma
dell’accordo “Kyoto2”, a Copenaghen.
E a cui, nel periodo 2013-2020, dovranno sottostare tutti i 190
Paesi presenti in questi giorni alla conferenza.

La proposta, che si basa in larga scala sui
rapporti IPCC
presentati durante l’anno, è
quella di
ridurre le emissioni
di CO2 del 25-40% rispetto al
1990 e di dividere le responsabilità tra Paesi
industrializzati e Paesi in via di sviluppo, per poter mitigare gli
effetti del riscaldamento globale in atto.

Non sono mancate le opposizioni, in particolare da parte degli
Usa, che rivendicano il diritto di inquinare e chiedono più
impegno da parte dei Paesi in via di sviluppo. Anche Russia, Canada
e Giappone avrebbero voluto ridimensionare l’entità dei
tagli, mentre Cina e India, più propositive, hanno accettato
di tagliare le emissioni anche del 50% entro il 2050, purché
i Paesi industrializzati facciano lo stesso.

Al di là dei problemi insorti, risolti solo con
l’intervento, sabato 15, del segretario generale dell’ONU, Ban
Ki-Moon, è statro fissato un importante punto di partenza.
Adesso bisogna solo aspettare Copenaghen.


Chiara Boracchi

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