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L’idrogeno (formula chimica H2) costituirebbe una preziosa
riserva energetica, sempre a disposizione e pronta all’uso.

Ovviamente non è tutto così facile: per produrlo
bisogna ricorrere a procedimenti dispendiosi dal punto di vista
energetico. Ecco perché l’idrogeno non va considerato come
una fonte, ma come un vettore energetico. I vantaggi del suo
utilizzo risiedono proprio nella possibilità di
immagazzinarlo, ed eventualmente trasportarlo, così da
poterlo utilizzare solo dove e quando mi serve; mentre l’energia
elettrica (un altro vettore) non può essere immagazzinata
con facilità, e va utilizzata nel momento stesso in cui
viene prodotta.

“Bruciare” idrogeno non produce gas inquinanti dannosi per la
salute, ma vapore acqueo, e quindi permetterebbe, ad esempio, di
abbattere le emissioni inquinanti dei veicoli.

Attualmente esistono due tecniche produttive principali:
l’elettrolisi dell’acqua e lo steam reforming del metano.

La prima consiste nello scindere l’acqua nei suoi elementi
costitutivi: idrogeno e ossigeno.

La seconda è un processo in cui il metano reagisce con il
vapore acqueo alla temperatura di 800 °C, libera atomi
d’idrogeno, ma rilascia anidride carbonica come sottoprodotto.

La produzione è ancora piuttosto costosa. Nel caso
dell’elettrolisi, infatti, l’acqua utilizzata deve essere
demineralizzata e, nel caso dello steam reforming, l’idrogeno
prodotto va purificato dai residui di vapore acqueo, entrambi
processi che richiedono energia.

La realizzazione di una catena energetica che sia completamente
ad emissione zero, richiede l’utilizzo d’energia rinnovabile, come
l’energia solare, l’energia eolica o l’energia idroelettrica, per
la produzione dell’idrogeno attraverso l’elettrolisi dell’acqua.
Questa via è ancora oggi piuttosto dispendiosa e solo una
minima parte della domanda d’idrogeno viene soddisfatta partendo da
questo tipo di fonti. Tuttavia questa è la strada giusta,
poiché un vettore energetico come l’idrogeno permetterebbe
di ovviare agli inconvenienti paventati per l’impiego diretto di
fonti rinnovabili, la loro discontinuità spaziale e
temporale.

In un giorno che potrebbe non essere troppo lontano, vedremo
avverarsi il sogno del celebre economista Jeremy Rifkin, il quale
nel suo libro “Economia all’idrogeno” dipinge un futuro
dell’umanità in cui l’intera domanda energetica verrà
soddisfatta da una rete di produzione e diffusione d’idrogeno,
attuando un’autentica e democratica redistribuzione
dell’energia.

Fabio Picciolo

Questo articolo è stato scritto nell’ambito del
Master GESAL
Master Universitario di I Livello in Gestione Sostenibile
dell’Ambiente a scala Locale.
Corso organizzato dall’Università degli Studi di
Milano-Bicocca, presso il Dipartimento di Scienze dell’Ambiente e
del Territorio.

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