Verso una rivoluzione ambientale

Un movimento ambientalista deve essere in grado di offrire un trasformazione che coinvolga tutta l’umanità: una vera e propria rivoluzione ambientale

Dopo le due grandi rivoluzioni che hanno segnato la storia dell’umanità, quella agricola e industriale, ora, per la sopravvivenza della civiltà contemporanea, l’auspicio migliore è quello di una “rivoluzione ambientale”, una profonda trasformazione sociale, economica, culturale e politica, nel suo senso più letterale del termine, relativa alla modalità di gestione della “polis”, della comunità umana, in armonia con le risorse e i limiti del pianeta in cui viviamo.

Il processo di trasformazione dovrà attivarsi contemporaneamente su due diversi livelli, uno globale e uno individuale. Da una parte, dovrà ristrutturare l’economia mondiale in modo che non distrugga i suoi sistemi di sostegno naturali, e dall’altra dovrà porre le basi per una miglior comprensione della nostra natura umana, delle nostre più profonde e reali esigenze, dei valori sui quali si vogliamo basare la nostra esistenza. Solo su queste basi sarà possibile un cambiamento di stile di vita, voluto e non imposto.

La sfida è quella di elaborare una proposta di vita che liberi le persone dal consumismo, che riconosca e ripristini i legami affettivi tra gli esseri umani e tra noi e l’ambiente naturale dal quale evolviamo, che incoraggi valori che favoriscono la vita sul pianeta invece di impoverirla, che ridefinisca il concetto di salute in un contesto anche ambientale, esaminando il corpo e la psiche come parte integrante della rete della natura. Una politica ambientalista più efficace, oggi, deve dotarsi di solide basi filosofiche, che vengano quindi incontro alle reali esigenze anche psicologiche e spirituali dell’uomo contemporaneo.

Esplorare la dimensione psicologica della nostra ecologia planetaria offre agli ambientalisti un nuovo ruolo, oltre a quello dell’annuncia sventure per spaventare e far sentire in colpa il pubblico. Li rende alleati della terra in un nobile progetto, quello di riportare l’anima tormentata all’armonia e alla gioia, che sono le uniche solide basi per uno stile di vita ambientalmente sostenibile. Li rende guaritori invece di menagrami.

Da dove cominciare allora, in attesa che questo nuovo modo di fare ambientalismo prenda corpo? E quale spunto offrire a questa nuova direzione di ricerca? Citando Dane Rudhyar, autore di “Vers une conscience planétaire” (Monaco 1986), “possiamo fecondare l’inconscio dell’umanità con immagini nuove, che illustrano il carattere mondiale della solidarietà di domani”.

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