Viaggio di valore, valore del viaggio

Viaggiare pu

“Vacanze impegnate”: i due termini sembrano essere
apparentemente in contraddizione fra loro. Come si conciliano
svago e impegno sociale?
Oggigiorno il tempo a
disposizione da dedicare a se stessi e a ciò che piace
è veramente poco.
Così, spesso, l’unico momento in cui poter fare del
volontariato è proprio durante le ferie. “Vacanza” quindi
non più come “vacatio” ma come “altro rispetto al
lavoro”.
Inoltre, anche se continuano ad esistere i “turisti pantofolai” che
vanno in Kenya per chiudersi in un villaggio tutto compreso di
gestione italiana o comunque “occidentale”, questo è un
trend in diminuzione.
Il turista si è stufato di fare… “il turista”, cerca
altro: vuole il contatto con le comunità ospitanti, desidera
conoscere la destinazione del denaro che spende: solitamente, con i
viaggi organizzati tradizionali, il 50-60% del prezzo pagato
è parte dei costi di viaggio, mentre solo il 10/15 % del
totale rimane alle popolazioni locali, troppo poco perché
possano investirlo per il proprio sviluppo. Il resto finisce nelle
tasche degli investitori stranieri.
Per aumentare la consapevolezza intorno al viaggio, quindi,
è necessaria una vera e propria “educazione al turismo”, che
dovrebbe coinvolgere tutti gli attori del sistema: i turisti, ma
anche le comunità indigene, i tour operator e le
istituzioni.
Il coinvolgimento della parte pubblica è fondamentale per lo
sviluppo dell’economia di una località a forte vocazione
turistica; tra gli obiettivi individuati dall’Organizzazione
Mondiale del Turismo vi è infatti la diminuzione della
povertà attraverso l’attività turistica stessa.
A questo proposito vorrei poter citare due esempi: quello di un
Tour Operator inglese che, con i proventi di un viaggio organizzato
nella foresta Amazzonica, ha dotato la popolazione ospitante di
alcune radio che permettono ai vari villaggi di comunicare tra loro
per le emergenze.
E, ancora, un parco in Tailandia che si occupa della protezione
degli oranghi, che vive grazie alle entrate che derivano dalla
vendita dei biglietti per l’accesso al parco.

Il viaggio responsabile spesso costa più del
viaggio “all inclusive”.
E’ vero, ma bisogna
riconoscere la valenza del viaggio responsabile, che cambia le
prospettive, dà nuovi stimoli.
Attraverso il contatto con le comunità locali, condividendo
con loro esperienze diverse, gustando i loro cibi, partecipando
alle loro attività quotidiane si viene a conoscenza di
sistemi di valori diversi dai nostri, che possono arricchire
enormemente.
L’esperienza del viaggio va metabolizzata … non può essere
un turismo “mordi e fuggi”, ma, al contrario, ci si deve soffermare
per poterne fare tesoro. Questo è il vero valore del viaggio
responsabile.

In che modo si può comunicare in maniera efficace
un viaggio particolare come quello responsabile?
Nella
comunicazione del viaggio responsabile, un ruolo fondamentale
è rivestito dall’agente di viaggio. Deve essere in grado di
far percepire qual è l’impatto del viaggio sul sistema
economico e sulle popolazioni indigene, deve assicurare un’adeguata
formazione prima del viaggio, deve poter assicurare di avvalersi di
guide locali, deve accertare la destinazione dei soldi spesi.
Sono parecchie le associazioni no-profit che attualmente operano in
Italia nel settore del turismo responsabile, e sono in costante
crescita numerica.

Raccontaci un’esperienza riuscita di turismo
responsabile…

Raccontaci un’esperienza riuscita di turismo
responsabile.
Un’esperienza significativa di cui amo
parlare è un’iniziativa che parte proprio dalla popolazione
ospitante, che ricerca le risorse di sviluppo all’interno del
proprio patrimonio.
In questo caso, si tratta di un gruppo di donne dell’ Iglesiente,
zona nel sud-ovest della Sardegna, che hanno voluto creare un
sistema di ospitalità nelle proprie case (“Domus Amigas”),
coinvolgendo le produzioni tipiche locali e costituendo un vero e
proprio “Centro Sperimentazione Autosviluppo”, “per sperimentare
forme e modalità di autosviluppo partendo dai bisogni, dalle
esigenze dell’ambiente e delle persone del luogo”.
E’ un esempio emblematico, dato che ci mostra come sia possibile
giungere a degli ottimi risultati partendo da una situazione non
facile, fatta di disoccupazione, di abbandono delle realtà
rurali, e quindi di perdita delle tradizioni locali e del
patrimonio culturale di una terra.
In questo caso poi, particolare attenzione viene posta all’uso
sostenibile delle risorse, attraverso l’agricoltura biologica e la
bioedilizia.

Quindi il turismo responsabile ha una componente
ecologico-ambientalista…
Certo, l’attenzione
all’ambiente è sempre importante, anche se la componente
maggiore è rappresentata dall’aspetto sociale, umano: il
contatto con le popolazioni indigene, il tentativo di non forzare
le tradizioni locali, evitando di contaminarle con costumi
“occidentali” ed evitando di rendere merce ciò che merce non
è: tabù, riti, tradizioni religiose, e tutto
ciò che è autentico in quanto spontaneo.

Laura Bernasconi

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