Vinicius Cantuaria and Bill Frisell – Lagrimas Mexicanas

Voce, chitarra e qualche loop: Lagrimas Mexicanas.

Lagrimas Mexicanas

È un rapporto di antica data quello tra Vinicius
Cantuária e Bill Frisell. Il chitarrista di Baltimora
è da anni uno stretto collaboratore dello chansonnier di
origine amazzonica: basti pensare ad album storici come
Tucumã o al più recente Samba carioca. D’altro canto
il neobossanovista era stato invitato dal socio per il progetto
Intercontinentals, la band multietnica del cd omonimo per la
Nonescuh, datato 2003.

Questo per spiegare che non si tratta affatto di una strana coppia
e che il nuovo disco in duo è un approdo quasi naturale. Era
da tempo che il cantautore cresciuto a Rio e ormai residente a
Brooklyn aveva in mente di realizzare qualcosa di ispirato a
Frisell: e così, dopo aver abbozzato le 10 canzoni
dell’album, ha pensato di coinvolgere direttamente Bill nell’opera.
Il risultato sono i 42 godibilissimi minuti di Lágrimas
Mexicanas.

Un lavoro intimista, fine, dal retrogusto malinconico. Non un disco
di jazz, quanto piuttosto un album cantautorale dove gli idiomi
portoghese e spagnolo (più qualche passaggio in italiano e
un brano in inglese) si mescolano. Come pure s’incrociano ritmi e
riferimenti musicali, che spaziano dal Brasile all’universo
latino-americano in generale.

In tutto 10 miniature sonore, bozzetti incantevoli in cui Vinicius
suona la chitarra acustica, le percussioni e naturalmente canta con
quel fil di voce che è un marchio di fabbrica – e che ci fa
tornare in mente Chet Baker e Tom Jobim, tra i suoi idoli, in
compagnia di Miles Davis e Bill Evans. Perfettamente a proprio
agio, Frisell gli regala un controcanto discreto e intelligente,
giocando a rimpiattino con i loop e gli effetti elettronici per
creare sfondi visionari e a dilatare gli spazi. Sono canzoni
d’amore scritte a macchina quelle di Cantuária, impreziosite
dai testi rarefatti e semplicemente belli.

Dentro ci sono l’universo sentimentale ispanico (Mi
declaración), il samba (Aquela Mulher), echi tex-mex (i 2
minuti e mezzo di La curva), siparietti decisamente friselliani e
sperimentali (El camino, Briga de namorados) e brevi temi
strumentali di straordinaria suggestione (Cafezinho). Nel tour
statunitense in programma nelle prossime settimane, i due saranno
affiancati dal percussionista brasiliano Marivaldo. E allora, se
siete in America, consultate il calendario dei concerti e cercate
di accaparrarvi un biglietto: ne vale la pena. Altrimenti
accontentatevi (si fa per dire…) del cd, già in pole
position tra i migliori album del 2011.

Ivo Franchi

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