Vite violate

Ogni giorno nel mondo molte donne subiscono violenze e in alcuni Paesi perdura la pratica di sfigurarle con l’acido. Terribile e inaccettabile.

 

Donne che sono vittime di una grave brutalità, violate nella bellezza e nella dignità, solo per aver voluto affermare i propri diritti. Spesso in giovane età, esse vengono orribilmente devastate nel corpo e nell’anima, e costrette a una vita di emarginazione e umiliazione. I motivi sono il rifiuto a proposte di matrimonio, mariti gelosi, dispute su beni. In testa a questo triste primato c’è il Bangladesh, seguito da Iran, Pakistan, India, Afghanistan, Africa e da altri Paesi dell’Asia Meridionale.

Tutto ciò avviene nonostante nel 1979 il governo del Bangladesh abbia sottoscritto la Convenzione Onu per eliminare ogni forma di discriminazione contro le donne. Nel mondo sono nate organizzazioni internazionali per sensibilizzare l’opinione pubblica al problema: Acid Survivors Foundation con l’appoggio dell’Unicef, Coopi in Italia e Smile Again in Pakistan. Friendship, con la collaborazione di Humani Terra, è specializzata in chirurgia per aiutare le donne bruciate dall’acido e si occupa anche di sostenerle nella riabilitazione. Secondo i dati delle ONG i casi annui di questo tipo di violenza sono circa 1.500, ma si tratta di un numero approssimativo perché molti non vengono denunciati.

In Italia, senza arrivare all’acido, le violenze sulle donne sono molte: secondo i dati dell’Istat una su 4 dai 18 ai 44 anni ne è vittima. E’ denunciato dalle Nazioni Unite il “femminicidio” nel nostro Paese: ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio compagno. Le azioni sono specchio dei pensieri, dietro a questi gesti orribili non c’è amore, né rispetto, né umanità. Una triste realtà che va conosciuta e combattuta.

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