Vittime di una moda crudele

Ogni anno in Cina, Corea, Thailandia e Filippine cani e gatti sono sacrificati per rivendere a buon mercato pelli e pellicce nei paesi occidentali. Anche in Italia.

Dna di cane nelle pellicce. Lo aveva denunciato la LAV, lo scorso
dicembre, dopo aver fatto analizzare due cappotti acquistati a
Roma. La scoperta è stata fatta in due magazzini della
capitale: un Oviesse (gruppo Coin) e un Upim (gruppo Rinascente),
le pelli erano state utilizzate come bordura di due giacconi parka,
ma sull’etichetta non c’era alcun riferimento al tipo di pelo
utilizzato.
Una conferma che gli animalisti aspettavano dopo che l’associazione
americana HSUS ha reso noto come ogni anno due milioni di cani e
gatti, alcuni randagi, altri appositamente allevati, vengono
detenuti in condizioni spaventose e violentemente uccisi. Le pelli
sono utilizzate non tanto per realizzare pellicce intere (per la
cui confezione occorrono dai 10 ai 12 cani o 24 gatti) quanto per
ornare guanti, colli, cappelli, scarpe e stivali, giocattoli o per
rivestire interni di cappotti e giacche.
Secondo la vigente legislazione, gli animali possono essere uccisi
in un paese, le pelli trattate in un altro e il prodotto finito
può essere venduto in qualsiasi nazione.

In Italia non esisteva alcuna legge che vietasse l’utilizzo di
pellicce di animali domestici o che obbligasse a una chiara
etichettatura. Addirittura era possibile utilizzare nomi come
“mongolian dog” o “chinese fur” o semplicemente le diciture “vera
pelliccia” o “pelo naturale”.
Il Ministro della Salute si è dimostrato sensibile e ha
prontamente emesso un’Ordinanza che vieta l’utilizzo di cani e
gatti proibendone la detenzione, la commercializzazione e
l’importazione, per il confezionamento di capi d’abbigliamento.
Grazie a questa Ordinanza, proposta dal Senatore Cursi, i
trasgressori saranno puniti con una sanzione amministrativa
pecuniaria da 1.549,37 a 9.296,22 euro, la sospensione
dell’attività lavorativa fino a un massimo di 15 giorni e il
sequestro del materiale.

Cosa fare per evitare sorprese
– La pelle di cane può anche essere spacciata per pelle di
agnello, di capra o come “Special Skin”, per questo diffida, specie
in periodo di saldi, di capi di abbigliamento bordati in vera
pelliccia venduti a prezzi troppo bassi;
– non acquistare e non indossate pellicce, ritagli, accessori o
capi rifiniti con inserti di pelliccia (Parka, cappotti con
bordature o con colli di pelliccia);
– leggi con attenzione le etichette che dovrebbero indicare
l’origine delle pellicce;
– fai attenzione a capi che riportano genericamente in etichetta:
“pelliccia” e alle diciture “Dogues du Chine”, “Asian Wolf”, “Wild
Cat” o “Mountain Cat”.

Elisabetta Pajè

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