World Climate Change Conference, Mosca 29 settembre – 3 ottobre

Si svolge a Mosca la Conferenza Mondiale sui cambiamenti climatici. Esponenti dei governi di tutto il mondo, scienziati, organizzazioni ambientaliste a confronto su questo tema… caldo.

La Conferenza è stata indetta per discutere sugli aspetti
scientifici dei cambiamenti climatici, naturali o dovuti all’azione
umana, sulle misure che si possono adottare riguardanti la
società, le economie, gli ecosistemi, per ridurre le
interferenze dell’uomo sul sistema climatico. La Conferenza non
è un semplice forum intergovernativo. Il suo scopo è
scambiare dati e informazioni tra governi, comunità
scientifica e d’affari, organizzazioni non governative.

In agenda, studio dei dati scientifici, dell’impatto ecologico,
sociale ed economico dei cambiamenti climatici sul pianeta – specie
nelle aree terrestri più vulnerabili (l’Artico) -, il ruolo
della politica, il protocollo di Kyoto. Si svolgono tre tavole
rotonde: un Social Forum (tra rappresentanti dei governi e di
organizzazioni), un Carbon Business-Forum, e una sul rapporto tra
produzione energetica e cambiamenti climatici.

L’evento è stato contrassegnato dall’intervento del
presidente Vladimir Putin, il quale da un lato ha espressamente
voluto che i lavori di questo summit si tenessero in Russia, ma
dall’altro ha annunciato di voler temporeggiare sull’adesione al
Protocollo di Kyoto: “il nostro Governo sta studiando con
attenzione la questione e posso promettere che giungerà a
una decisione quando i lavori di questa conferenza saranno
terminati”. La Russia ha una responsabilità di non poco
conto. Il protocollo di Kyoto è dal 1997 l’unico mezzo per
contenere le emissioni di CO2 e gas a effetto serra accusate di
innalzare la temperatura globale, prodotte da attività
industriali e combustibili fossili.

La scelta di Mosca è fondamentale. Lo confermano le parole
di Boerge Brende, presidente della XII commissione Onu per lo
Sviluppo Sostenibile, pronunciate l’anno scorso in occasione
dell’eco-meeting di Johannesburg: “il Protocollo di Kyoto nella sua
interezza si regge sulla Russia: starà in piedi grazie a
lei, cadrà senza il suo appoggio”. Gli obiettivi principali
della strategia antinquinamento messa a punto a Kyoto prevedono la
riduzione del 5,2%, entro il quadriennio 2008-2012, delle emissioni
di biossido di carbonio.

La Russia, da sola, produce il 36% delle emissioni mondiali di CO2
e il protocollo entrerà in vigore solo se lo ratificheranno
le nazioni che generano più del 55% delle emissioni. Sinora
la ‘percentuale di ratifica’ è al 44% (gli Usa contavano per
il 36%). Ma la Russia da sola vale il 17%.

Che la discussione si stia svolgendo in questi giorni proprio a
Mosca, può essere di buon auspicio.

Stefano
Carnazzi

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