World Parks Congress a Durban

Dieci giorni interamente dedicati alle aree naturali protette della Terra. I partecipanti, dai paesi di tutto il mondo, condivideranno le loro esperienze per mettere a punto politiche per la tutela del patrimonio ambientale.

A Durban, in Sudafrica, dall’8 al 17 settembre si parla di aree
protette. L’appuntamento è il World Parks Congress, il V
Congresso mondiale sui parchi, nel corso del quale rappresentanti
di organizzazioni ambientaliste e delegazioni provenienti dai
diversi Paesi si incontrano per mettere a punto strategie e piani
di sviluppo nella tutela del patrimonio ambientale.

Nel corso del dibattito sarà inoltre presentato uno studio
dedicato alla gestione, condotto su 20 aree protette marine del
mondo: per l’Italia, il campione analizzato è la riserva
marina di Miramare (Trieste), gestita dal Wwf e fondata nel 1973.
Legambiente si presenta al congresso col progetto Ape – Appennino
parco d’Europa – come laboratorio per la conservazione e lo
sviluppo territoriale, come modello di integrazione fra aree
protette e territorio.

Le aree naturali devono essere protette non solo in quanto oasi di
contemplazione e polmoni vitali per il pianeta. E’ necessario
pensarle e vivere anche come fonte di ricchezza e di sviluppo.
Questo è il tema centrale della conferenza.

In tutto il mondo sono 19 milioni di chilometri quadrati le aree
protette. E’ importantissimo difenderle. “Le aree protette hanno
salvato in questi anni specie simbolo – ha dichiarato Antonio Canu,
Responsabile Aree Protette e Oasi WWF, che partecipa al congresso
di Durban – come il bisonte americano (Yellowstone, USA) il
rinoceronte nero e il leopardo (Serengeti, Tanzania), le testuggini
giganti (Galapagos, Ecuador) la lince iberica (Coto Donana,
Spagna), la tigre e il rinoceronte indiano (parchi nazionali
dell’India) e hanno un ruolo prezioso per la conservazione della
biodiversità.

Molte proposte saranno concertate e presentate ai governi dei Paesi
di mezzo mondo. Per esempio, il divieto assoluto di pesca per
almeno cinque anni in un terzo degli oceani del pianeta. La
proposta è nata da un gruppo di biologi marini inglesi.
Nello studio, pubblicato sulla rivista scientifica “Trends in
Ecology and Evolution”, Callum Roberts, dell’università di
York, e la sua collega Fiona Gell hanno analizzato trecento
ricerche condotte in sessanta piccole riserve marine. Mettendo
insieme tutti i dati hanno scoperto che le riserve aiutano a
ripopolare non solo le acque dei parchi marini, ma anche delle aree
adiacenti.

Un’altra proposta è proteggere nel lungo periodo le aree
idrografiche vicine alle città: proteggere le falde
acquifere significa garantire a milioni di persone un’acqua sana e
pulita. In Europa le città i cui bacini idrici e aree
idrografiche sono in aree protette sono Roma, Budapest e Amburgo.
Milano invece attinge acqua potabile da sistemi acquiferi estesi
per 400 km, ma non compresi in aree protette.

Per l’acqua, gli animali, il clima, le foreste e le aree verdi sono
vitali. I governi sono chiamati in causa per aumentare gli sforzi
per proteggere la natura.

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