WWW, identità ancora in pericolo

Cresce a livello mondiale la preoccupazione per la sicurezza e la privacy dei propri dati personali registrati in rete. Come proteggersi? Usare password originali e tutte diverse tra loro.

Siete sicuri che i vostri dati personali utilizzati in rete siano
protetti da occhi indiscreti? Ogni mattina, una volta acceso il pc,
digitate ancora il nome di vostra figlia o il soprannome del cane?
Password mal congegnate e facilmente individuabili sono tra le
più frequenti cause dei furti di identità, quel
particolare attacco basato sull’acquisizione degli account di
un’altra persona per svolgere attività illecite. A
sostenerlo è un’indagine presentata nel corso della ‘RSA
Conference 2004′ sulla sicurezza informatica, secondo cui esiste
ancora un gap considerevole tra la consapevolezza e la protezione
contro queste aggressioni.

Secondo i ricercatori di RSA, che hanno anche elaborato un “Indice
Annuale dell’Insicurezza Internet” (l’Internet Insecurity Index,
suddiviso in sei macroaree: Hacking, Attacchi e Falle; Minacce;
Crimini e Frodi via Internet; Utenti Internet e ISP; Industria
della Sicurezza Informatica; Pubblica Amministrazione), molti passi
avanti sono stati fatti soprattutto dalla pubblica amministrazione
e dai servizi finanziari, i soggetti più esposti a questi
furti, anche se per aumentare la fiducia dei consumatori è
necessario che tutto il settore dell’e-business si dia da fare. “I
consumatori – sottolineano da RSA – devono potersi sentire sicuri
quando effettuano transazioni on line altrimenti le aziende non
realizzeranno mai il potenziale di risparmio sui costi e aumento di
fatturato offerti da Internet”.

Ma anche se il 63 % degli utenti intervistati ha dichiarato di
usare meno di cinque password per l’accesso ai servizi elettronici,
il 15 per cento una sola, gli esperti di RSA ricordano come la
sicurezza garantita da questo strumento sia insufficiente per
proteggere le informazioni personali.
E se c’è chi, come il celebre hacker Kevin Mitnick, ha
proposto già nel 2000 la creazione di una sorta di database
del DNA, considerato il mezzo più efficace per proteggere
l’identità digitale, c’è anche chi ha deciso di
mettere all’asta il proprio nome, indirizzo, e altri dati personali
in un’asta online su Yahoo! Japan Corp. L’incanto elettronico
è stato concepito come protesta per l’esiguità del
risarcimento offerto da Softbank Corp, il più grande
provider di Internet ad alta velocità giapponese, dopo che
questi ha ammesso che le informazioni personali di circa quattro
milioni e mezzo di utenti sono state fatte trapelare a due presunte
organizzazioni dedite all’estorsione.

Luca Bernardelli

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