XY. Un giallo dei nostri giorni

Una nevicata abbondante. Un borgo di montagna. Freddo. Una strage inumana. Un prete e una psicologa cercano di capire che cosa sia successo.

Nevica, nevica, nevica a Borgo San Giuda. Cosa può
succedere in un tranquillo paesino di montagna di pochissimi
abitanti? Niente di straordinario. Gite sulla slitta, un albero che
viene completamente ghiacciato come attrazione turistica. Messe.
Riunioni di cittadini che si conoscono tutti.

 

Invece un giorno proprio qui si consuma una terribile
tragedia: vengono ritrovati undici corpi uccisi da morti diverse
sotto l’albero ghiacciato che è completamente rosso, di
sangue. Una bambina scomparsa. L’unico testimone superstite
è un cavallo. Turbato, piange. Lo stesso giorno Giovanna
Gassion, psicologa dell’Asl, si sveglia con una cicatrice di anni
prima riaperta. Sangue dappertutto. Ma come è possibile?
Cos’è successo?

 

Le autorità intervengono cercando di spiegare.
Mistificando la realtà. Arrivando a dire che la strage
è stata architettata da Al Quaeda, e che perciò
è mano del terrorismo islamico. Ecco una soluzione utile.
Razionale. Che risponde a tutti gli interrogativi.

 

Ma non tutti si accontentano di questa improbabile versione:
Giovanna decide di trasferirsi a San Zeno per cercare di capire,
aiutando la gente del paese completamente disorientata e turbata
dalla strage. In realtà questo spostamento è anche
un’occasione per cercare di capire qualcosa di più sulla sua
vita. Ha appena lasciato il fidanzato, ha messo in discussione il
suo percorso, il suo lavoro. Ha bisogno di allontanarsi.

 

“XY” si sviluppa in capitoli in cui si alternano due voci, una
maschile, quella di don Ermete, una femminile, quella di Giovanna.
Una piena di fede, l’altra piena di razionalità, di scienza.
Ma come si può affrontare una strage di questa
entità? Ognuno ci prova, a suo modo.

 

Inizia come un giallo. Si intrecciano dei fili, si intricano.
Ma non si giunge a un scioglimento decisivo. Si accetta, si smette
per un attimo di tormentarsi con interrogativi per continuare a
farlo subito dopo, ma consciamente.

 

Leggendo si oscilla tra rassegnazione, accettazione,
consapevolezza. Brama di sapere perché in un borgo di
montagna si è consumata una tragedia inumana. Ci si fanno
tantissime domande. Si trovano pochissime risposte. Nonostante
tutto, si va avanti. Vi ricordano qualcosa questi atteggiamenti? E’
un copione che noi umani conosciamo, no? Il bisogno di conoscere,
di sapere, la frustrazione del non poter dominare tutto
razionalmente. E intanto si cammina.

 

Bellissima la chiusa con un monologo di Giovanna, in montagna,
sugli sci. Siamo con lei. Liberi. Felici. Leggeri. In discesa.
Nonostante tutto.

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