A Gaza, una banca dei semi per coltivare il futuro

Nella tenda di un campo per sfollati, l’agronomo Salama Ayesh Muhanna sta ricostruendo la banca dei semi distrutta nel conflitto: il suo obiettivo è tutelare il patrimonio della Palestina e aiutare gli agricoltori.

  • A Gaza, 1,2 milioni di persone vivono in una condizione di insicurezza alimentare e meno del 5 per cento dei terreni agricoli è accessibile.
  • Il fondatore della banca dei semi di Al-Qarara, distrutta durante i bombardamenti, sta provando a ricostruire le scorte.
  • L’obiettivo è tutelare le varietà locali e incoraggiare gli agricoltori a coltivarle per il proprio auto sostentamento.

Secondo un rapporto dell’Ipc, a Gaza almeno 1,2 milioni di persone si trovano attualmente in una condizione di grave insicurezza alimentare. Nonostante il crescente allarme tra le organizzazioni umanitarie, Israele continua a bloccare l’accesso ai terreni agricoli e l’importazione di sementi e fertilizzanti. L’attività agricola è messa in crisi anche dalla scarsità d’acqua e dal degrado del suolo; inoltre, la presenza di residui esplosivi rende pericoloso lavorare la terra.

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A Gaza almeno 1.2 milioni di persone si trovano in una condizione di insicurezza alimentare © Abed Rahim Khatib/Anadolu via Getty Images

Come riporta la Fao prima degli attacchi israeliani l’agricoltura rappresentava circa il 10 per cento dell’economia di Gaza, con oltre 560mila persone che dipendevano interamente o parzialmente dalla produzione agricola, dalla pastorizia o dalla pesca per il proprio sostentamento. Oggi, meno del 5 per cento della superficie agricola della Striscia di Gaza rimane disponibile per la coltivazione.

A Gaza, una banca dei semi da ricostruire

In questo contesto disperato, Salama Ayesh Muhanna, agronomo, porta avanti il progetto della banca dei semi di Al-Qarara. Questo era stato avviato nel 2017 quando Muhanna possedeva una casa spaziosa, ulivi, terreni di proprietà: nel tempo aveva stoccato 70 tonnellate di sementi di diverse varietà come fagioli dall’occhio, anguria e salvia; disponeva di frigoriferi, un essiccatore, macchinari per la pulizia e la selezioni dei semi. Tutto è andato distrutto nel 2024 con i bombardamenti ma, dopo essere stati sfollati a Deir al-Balah, Muhanna e sua figlia Hanadi, 38 anni, studiosa di agricoltura e sovranità alimentare online, insieme ad altri agricoltori, sono tornati al lavoro per ricostituire le collezioni di semi.

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I semi sono stoccati in sacchi di juta e contenitori di plastica in una tenda © Bashar Taleb/AFP Getty Images

La famiglia vive in una tenda in un campo per sfollati e ha destinato un’altra tenda allo stoccaggio dei semi in sacchi di juta e contenitori di plastica: ci sono varietà locali di grano e ortaggi come okra e spinaci. Muhanna e altri agricoltori coltivano inoltre delle piantine nei campi circostanti la tenda. Tra le tante difficoltà, il progetto deve fare i conti anche con i cambiamenti climatici: a volte si è costretti a seminare con ritardo rispetto al solito, posticipando i raccolti in una corsa contro il tempo per accumulare semi. Prima del conflitto la banca dei semi contava 42 varietà di semi locali, ora ce ne sono una trentina.

Finora sono state raccolte una trentina di varietà di semi © Bashar Taleb/AFP Getty Images

Conservare il patrimonio agricolo autoctono e dare sostegno agli agricoltori: gli obiettivi del progetto

Il progetto della banca dei semi persegue due obiettivi principali. Il primo è quello di raccogliere e preservare i semi di piante locali, che si sono rivelate più adatte a prosperare in questo territorio perché più resistenti alla siccità, ai funghi e ai parassiti. Il secondo è quello di creare un centro di distribuzione di sementi per gli agricoltori di Deir al-Balah che si impegnano a restituirne la stessa quantità dopo il raccolto.

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Hanadi Muhanna gestisce la banca dei semi con il padre © Bashar Taleb/AFP Getty Images

Finora, circa 200 agricoltori hanno beneficiato dei semi forniti da Muhanna, con il sostegno del Comitato internazionale della Croce Rossa. Oltre a incrementare le scorte di sementi autoctone e tutelare il patrimonio agricolo della Palestina dunque, l’iniziativa aiuta gli agricoltori palestinesi a riconquistare autonomia e capacità di auto sostentamento, permettendo loro di provvedere alle proprie famiglie nonostante le restrizioni sulle risorse e sugli aiuti umanitari.

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Il progetto della banca dei semi ha il sostegno del Comitato internazionale della Croce Rossa © Bashar Taleb/AFP Getty Images

“La banca dei semi rappresenta solo una goccia nell’oceano rispetto alle necessità del settore agricolo”, ha affermato alla Reuters Osama Al-Mukhalalati, ingegnere agrario del Comitato internazionale della Croce Rossa. Per molti gazawi però, i semi sono diventati l’unica ancora di salvezza. “La guerra ha distrutto le mie speranze”, ha detto Muhanna al Guardian. “I semi sono la mia identità, il mio patriottismo, la mia nazionalità”. Per Muhanna, quando riusciranno a stabilire la sovranità sulla sicurezza alimentare, la Palestina sarà un vero paese.

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