Il caffè mette radici in Sicilia, mentre il clima cambia

In una piantagione sperimentale alle porte di Palermo, i cambiamenti climatici degli ultimi anni hanno fatto crescere esponenzialmente il raccolto di caffè.

I cambiamenti climatici stanno modificando la geografia delle coltivazioni ed ecco che in Sicilia la possibilità di coltivare il caffè si fa sempre più concreta. Da decenni la famiglia Morettino porta avanti un progetto sperimentale con l’Università e l’Orto botanico di Palermo per coltivare il primo caffè siciliano. È negli ultimi anni però che, con l’aumento delle temperature, la produzione ha registrato un’accelerazione: da 30 chili di drupe raccolte nel 2021 si è arrivati a 50 nel 2022, a 70 nel 2023 fino ai circa 100 chili l’anno attuali, l’equivalente di poco più di 15 chili di caffè tostato. 

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Il raccolto di caffè siciliano è sempre più consistente con la tropicalizzazione del clima © Getty Images

Si tratta di una produzione significativa, seppur ancora lontana dai grossi volumi commerciali, che mostra un adattamento delle colture tropicali al nuovo clima mediterraneo.

Una piantagione di caffè alle porte di Palermo

La piantagione di caffè è stata realizzata a San Lorenzo ai Colli, alle porte di Palermo, su due ettari di terreno, a partire da 60 piante di Coffea Arabica, varietà Bourbon e Catuai, nate dai semi donati negli anni Novanta dall’Orto botanico di Palermo. Le piante crescono all’aperto, a circa 350 metri sul livello del mare, adattandosi progressivamente a latitudini molto superiori a quelle della cosiddetta Coffee Belt, la fascia compresa tra i due tropici dove si concentra tradizionalmente la coltivazione mondiale di caffè.

Le drupe sono raccolte a mano tra giugno e settembre, lavorate, fermentate per 48 ore, essiccate al sole e tostate. Altre vengono riseminate per ottenere piante nate e cresciute in Sicilia. Secondo l’azienda, il caffè siciliano ha caratteristiche organolettiche che riportano al territorio come uva zibibbo, carruba, fiori di pomelia bianca e zucchero panela. Le analisi condotte dall’Università avrebbero inoltre rilevato componenti bioattive e nutrizionali paragonabili a quelle dei caffè delle aree tropicali.

Il caffè siciliano che cresce in serre rigenerate

In Sicilia esiste un’altra piantagione di caffè ed è quella di Finca Balestrieri a Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, nata da un’idea dell’agricoltore Giovanni Balistrieri e con la consulenza di Adriano Cafiso, professionista con esperienza internazionale nella coltivazione e nella lavorazione del caffè. Il progetto è stato avviato qualche decennio fa come “laboratorio agricolo”, a scopo sperimentale e di studio: la coltivazione avviene in serra, a filare, con intermezzo di leguminose, di altri frutti tropicali come la papaya, ma anche di piante endemiche come aranci, gelsi e pistacchi. Non vengono utilizzati pesticidi chimici e si ricorre agli insetti utili.

 

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L’obiettivo non è semplicemente far crescere le piante, bensì ricreare un ecosistema favorevole al caffè. L’iniziativa ha portato alla rigenerazione del suolo e a un sistema colturale diversificato in serre abbandonate che prima erano destinate alla coltivazione intensiva di ortaggi.

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