Giuseppe Bertuccio D’Angelo. Gli incontri sorprendenti, le strade di montagna e i silenzi assordanti. Vi porto con me nell’isola dei centenari alla scoperta delle Blue zone dell’Ogliastra.
La ciclovia Francigena è uno degli itinerari ciclabili più interessanti d’Italia, e grazie alla e-bike è diventato un percorso adatto anche ai ciclisti urbani che vogliono provare per la prima volta l’ebrezza di un lungo viaggio a tappe.
La via Francigena è un viaggio nel tempo prima ancora che nello spazio, in cui i segni dell’epoca romana, del medioevo e del rinascimento si sovrappongono senza soluzione di continuità. Incontriamo Roma già nei primi chilometri, attraversando la Porta Praetoria e costeggiando l’arco di Augusto ad Aosta, e la ritroveremo spesso, pedalando lungo i selciati della via delle Gallie o della via Cassia, antichi percorsi che durante il medioevo sono stati riutilizzati dai pellegrini. Il più famoso di loro, Sigerico, arcivescovo di Canterbury, annotò in un celebre manoscritto le tappe del suo viaggio da Roma a Canterbury, quando nel 990 ritornò nella città inglese dopo avere ricevuto l’investitura dal Papa.
Su questa strada per secoli sono transitati eserciti, mercanti e pellegrini, e con loro il denaro, le maestranze, i modi di costruire e di pregare. La bellezza che si incontra strada facendo non è distribuita a caso: la si incontra dove i viandanti si fermavano a dormire, a commerciare, a chiedere protezione. Per questo percorrere la Via Francigena con lentezza restituisce qualcosa che il viaggio in auto non consente di cogliere: la continuità.
La Valle d’Aosta si lascia alle spalle in un paio di giorni, con i castelli che controllavano la strada che sembrano ancora attivi. A Ivrea la valle della Dora Baltea si apre nell’anfiteatro morenico, e comincia la pianura. In primavera le risaie del Vercellese sono allagate e la campagna diventa un “mare a quadretti”. Si pedala su argini dritti con il cielo rovesciato sotto le ruote, gli aironi che si alzano piano, e il rumore del vento è l’unica cosa da ascoltare per ore. In autunno gli stessi campi diventano gialli, la luce bassa li accende verso sera.
A Vercelli, nell’archivio del duomo, è custodito un libro che viene da lontano. Il Vercelli Book è un codice del X secolo scritto in antico inglese, con testi unici al mondo. Come sia arrivato in Piemonte nessuno lo sa con certezza, e la tradizione lo consegna a un viaggiatore del nord sceso lungo la Francigena. È un esempio di che cosa fosse questa strada: un corridoio lungo il quale viaggiava la cultura. Vercelli e Pavia sono diventate importanti così, due crocevia tra antiche strade. Chi passava aveva bisogno di trovare ospitalità, di cambiare moneta, di acquistare e scambiare merci, di pregare. Le chiese, i mercati e i ponti che si attraversano oggi sono il risultato di quei bisogni.
Il Po si attraversa a Piacenza e la ciclovia segue un dedalo di strade minori parallele alla via Emilia, tra campi, canali e filari di pioppi, in giornate lunghe che si misurano in ore più che in fatica. A Fidenza vale la pena di prendersi del tempo per visitare il duomo di San Donnino. Tra le sculture di Benedetto Antelami e della sua bottega, una statua tiene in mano un cartiglio che indica la strada per Roma; sul fianco destro della chiesa è riconoscibile il corteo di pellegrini al quale ci si è ispirati per disegnare il moderno marchio della via Francigena.
Subito dopo la pianura finisce. La valle del Taro si stringe e sale verso il passo della Cisa, che nel medioevo si chiamava monte Bardone e per secoli fu confine tra due mondi. Dall’altra parte c’è la Lunigiana, le case di pietra, i borghi appesi ai versanti. A Pontremoli, nella chiesa di San Pietro, una lastra conserva un labirinto medievale e tre parole latine: sic currite ut comprehendatis, correte in modo da arrivare. Il labirinto è il simbolo antico del pellegrinaggio, la vita che gira su se stessa e quando ci si sente ormai persi si trova comunque l’uscita.
A Lucca ritroviamo un labirinto simile, scolpito su un pilastro del portico della cattedrale di San Martino. Due volte, lungo la stessa strada, qualcuno ha voluto dare lo stesso messaggio a chi percorreva la via Francigena alla ricerca di Dio, o di se stesso. A Lucca si può pedalare sopra le mura, su un anello alberato di più di quattro chilometri sospeso tra i tetti del centro cittadino, uno dei più belli d’Italia. Poco oltre, ad Altopascio, c’è una torre sulla quale c’era una campana che veniva chiamata la Smarrita. Suonava la sera per chi era ancora nelle paludi delle Cerbaie e non aveva trovato riparo: un suono nel buio come unica forma di accoglienza. La facevano suonare i Cavalieri del Tau, che tenevano in ordine ponti e canali e accompagnavano i viandanti nei tratti peggiori.
Da San Miniato in poi per alcuni giorni si pedala immersi in un paesaggio che si riconosce per averlo visto centinaia di volte sulle cartoline toscane. Si arriva così a Siena, che di questa strada è forse la figlia più illustre: i suoi mercanti e i suoi banchieri lavoravano lungo la Francigena, prestavano denaro ai viaggiatori diretti a Roma e ne seguivano i traffici fino in Francia. La piazza del Campo e il duomo sono stati pagati, in buona parte, da chi passava di qui. Poi entriamo in val d’Orcia, dominata da Radicofani, con la sua rocca visibile a decine di chilometri di distanza. Lassù abitava Ghino di Tacco, il nobile senese fattosi brigante che taglieggiava i viandanti della Francigena e che Dante mise nel Purgatorio e Boccaccio nel Decameron: la prova che questa strada era abbastanza ricca da valere un’imboscata.
Al lago di Bolsena conviene arrivare nel tardo pomeriggio e fermarsi per la notte. Il tramonto visto dalle sue sponde, con l’acqua che cambia colore, rimette in ordine una giornata di salite meglio di qualsiasi sosta programmata. Il giorno dopo si sale a Montefiascone, e appena fuori dal paese possiamo percorrere un lungo tratto di basolato romano. Le ruote corrono sulle pietre della via Cassia, consumate da duemila anni di passaggi. Roma torna sotto le nostre ruote prima ancora di comparire all’orizzonte. A Viterbo vale la pena di visitare il quartiere di San Pellegrino quando la luce cala.
Gli archi scavalcano i vicoli, le scale esterne salgono verso le porte, la pietra emana ancora il calore del giorno. Nel pieno centro troviamo il Palazzo dei Papi, dove tra il 1268 e il 1271 i cardinali furono chiusi a chiave finché non elessero un papa: da quella clausura trova la sua origine la parola conclave. Manca poco. Sutri è una delle sorprese più belle dell’intero percorso: l’anfiteatro romano è interamente scavato nel tufo: ci si entra da un corridoio nella roccia e ci si ritrova in una conca vuota e silenziosa, dove un tempo trovavano posto settemila persone. Poi il percorso raggiunge il Tevere e lo segue lungo la ciclovia nel cuore della città, senza traffico, fino a quando non lasciamo il fiume per raggiungere Piazza San Pietro, il gran finale di un viaggio meraviglioso.
La Ciclovia Francigena collega il colle del Gran San Bernardo a Roma: 1.050 chilometri 7 regioni, 21 tappe “ufficiali” che si possono accorciare o unire. Per chi viaggia in bici il punto di partenza più pratico è Aosta, perché il colle sta a 2.473 metri e resta chiuso per la neve da ottobre alla fine di maggio. Il tracciato ciclabile è diverso da quello dei camminatori per più di metà della lunghezza: dove i pellegrini a piedi percorrono sentieri sconnessi o passaggi stretti, la ciclovia resta su strade secondarie a basso traffico, strade bianche, piste ciclabili e argini fluviali. Con il cammino condivide la logistica: la credenziale da far timbrare, i posti tappa convenzionati a prezzi calmierati, i ristoranti che propongono il menù del pellegrino e il Testimonium che si ritira a Roma alla fine del viaggio.
Il percorso è abbastanza facile fino a Fidenza. Da Aosta fino sono poco più di 340 chilometri, in prevalenza pianeggianti, con i saliscendi valdostani solo nei primi giorni. Dopo Fidenza comincia un altro viaggio, in cui ogni tappa ha dislivelli importanti e salite a volte molto ripide. La bicicletta adatta è una gravel o una trekking con pneumatici scorrevoli, e va bene anche una mountain bike con copertoni poco tassellati; la e-bike rende praticabile il percorso anche per chi non ha mai affrontato un viaggio di più giorni. Da Pavia in avanti la ciclovia coincide con EuroVelo 5, la Via Romea Francigena. Negli ultimi due anni l’Associazione europea delle Vie Francigene, la Fiab e il Movimento Lento hanno lavorato insieme alle amministrazioni regionali italiane per aggiornare e migliorare il tracciato. La segnaletica risale a una decina d’anni fa e oggi non è più completa: per orientarsi è indispensabile utilizzare le tracce GPS o la app ufficiale.
I mesi migliori sono aprile e maggio, settembre e ottobre. Settembre è in assoluto il mese preferito dai viandanti. L’estate è sconsigliata nel tratto di pianura, anche se in bicicletta il caldo si sopporta meglio che a piedi, perché il movimento crea un filo d’aria che manca a chi cammina. Il treno è una risorsa importante, perché lungo il percorso ci sono molte stazioni con servizio treno più bici: si può scegliere dove partire e si possono affrontare brevi percori a tappe in periodi diversi, secondo il tempo disponibile. La linea Ivrea-Aosta è chiusa per l’elettrificazione fino alla riapertura annunciata per il 2027, e nel frattempo Ivrea, Santhià, Vercelli, Pavia, Piacenza e Fidenza possono essere ottimi punti di partenza. Il ritorno va pianificato: il servizio bici più treno in Italia è garantito quasi esclusivamente dai regionali, quindi rientrare da Roma con la bicicletta significa mettere in conto molti cambi, oppure spedirla a casa.
Tutto il resto è raccolto nella scheda dell’itinerario su SlowMap: le tracce GPS da scaricare, il rimando all’app e al sito ufficiale della Via Francigena per orientarsi lungo il percorso, per trovare gli alloggi e i posti tappa, e il travel planner che consente di decidere quanti giorni si hanno e quanto si vuole pedalare ogni giorno, e pianifica il viaggio con i luoghi dove dormire in una guida gratuita da scaricare sul telefono. La SlowCard dà diritto a uno sconto su alloggi, ristoranti e noleggio.
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