Polonia. Un gruppo di attiviste ha aperto il primo armadietto che distribuisce pillole abortive

“Abortomat” si inserisce in un’area grigia della legge repressiva della Polonia sull’aborto. E potrebbe essere legale.

Un gruppo di attiviste ha installato a Varsavia il primo armadietto che distribuisce pillole abortive in Polonia. Si chiama “Abortomat” ed è stato posizionato all’interno di una clinica dell’aborto per rendere più veloce l’accesso all’interruzione di gravidanza e contrastare il clima ostile sul tema nel paese.

La Polonia ha una delle leggi più restrittive in materia d’aborto in Europa e consente di accedere ai farmaci solo se la gravidanza è conseguenza di un reato come lo stupro e se la salute della donna è a rischio. Negli anni si sono moltiplicate le proteste delle organizzazioni per i diritti civili e le manifestazioni di piazza ma la situazione non è cambiata. Il nuovo sportello mira ad aggirare la legge inserendosi nelle sue aree grigie.

Cos’è “Abortomat”

Lo sportello “Abortomat” è stato installato dalla fondazione Women Help Women nella clinica dell’aborto gestita dell’Abortion Dream Team di Varsavia. Si tratta di un armadietto dipinto di rosa e incorniciato da tende a strisce zebrate, dotato di 22 scomparti apribili con un codice a sei cifre. La donna che vuole interrompere la gravidanza si rivolge alla fondazione Women Help Women, questa offre una consulenza e poi fornisce il codice che permette di aprire l’”Abortomat” e accedere ai farmaci.

Come ha spiegato Kinga Jelińska, direttrice di Women Help Women, il dispositivo è stato sviluppato da ingegneri e specialisti IT per tutelare la privacy delle utenti e dunque non memorizza i loro dati personali, a differenza dei tradizionali armadietti per pacchi.

La legge sull’aborto in Polonia

Nel 2020 il tribunale costituzionale della Polonia ha invalidato l’accesso all’aborto dovuto a ‘‘malformazione grave e irreversibile del feto o malattia incurabile che minacci la vita del feto’’ e l’anno successivo questa norma è entrata in vigore, portando a una stretta ulteriore a a una legislazione sull’interruzione di gravidanza già tra le più rigide d’Europa. L’aborto è rimasto consentito solo in caso di gravidanza come conseguenza di reato, come uno stupro, o di rischi sanitari per la donna. 

Dopo che il partito di estrema destra Diritto e Giustizia (PiS) è uscito sconfitto dalle elezioni si pensava che la legge sull’aborto potesse essere ammobordita, visto che questo era l’indirizzo dato dal nuovo governo di Donald Tusk. Invece le cose non sono cambiate nonostante alcune iniziative legislative rimaste sospese

Oggi la fornitura del farmaco al di fuori delle circostanze di gravidanza per effetto di reato o di problemi sanitari per donna è considerato un reato punibile con una pena detentiva fino a tre anni. Allo stesso tempo il possesso e l’ingestione di pillole abortive non è illegale ed è proprio qui che si inserisce “Abortomat”, facendo leva sulle modalità autonome con cui le donne accedono al farmaco. “La legge riguarda la donazione diretta a qualcuno. Qui abbiamo una macchina che si interpone, rendendo la legalità di tutto molto più vaga”, ha sottolineato Jelińska. 

La condanna della Cedu

“Abortomat” è il primo armadietto al mondo per la consegna di pillole abortive ed è stato ideato per velocizzare e facilitare l’accesso delle donne all’interruzione di gravidanza. Ma la sua operatività avviene in un contesto difficile non solo in termini legislativi ma anche a causa dell’opera dei gruppi antiabortisti. 

La clinica degli aborti di Varsavia in cui è stato installato l’armadietto è stata aperta nel 2025 è in un anno ha ricevuto diversi attacchi: presidi e sit in davanti al suo ingresso, ma anche sversamento di acido sul portone. Da qui la decisione di porre “Abortomat” al suo interno e non lungo la strada, dove probabilmente sarebbe stato manomesso. La struttura sorge peraltro di fronte al parlamento polacco. Una posizione simbolica, una forma di pressione silente perché la politica cambi la legislazione sull’interruzione di gravidanza dopo che anche la Corte europea dei diritti dell’uomo, alcuni mesi fa, ha condannato la Polonia per l’incertezza della sua legislazione in materia.

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