Quando vedremo i primi reattori, quanti saranno, quanto costeranno, quanta energia produrranno: guida al nucleare italiano che vedrà la luce in futuro.
Uno studio dimostra che i Raee e le batterie gettate tra i rifiuti urbani residui si possono recuperare, ma servirebbe anche un obbligo normativo.
La rimozione di batterie esauste e piccoli Raee dal flusso dei rifiuti indifferenziati è tecnicamente realizzabile, ma richiede importanti investimenti. Parliamo di una cifra compresa tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per impianto, che consentirebbe di recuperare materie prime critiche (altrimenti incenerite o perse in discarica) e di migliorare la sicurezza degli impianti: le batterie al litio presenti nei rifiuti urbani residui possono infatti provocare principi di incendio durante le operazioni di trattamento.
Sono alcuni degli elementi che emergono dallo studio “Soluzioni per la rimozione di rifiuti di batterie e piccoli Raee dai rifiuti indifferenziati: tecnologie, costi e driver”, realizzato dal Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano, Erion Energy ed Erion WEEE. Ogni anno, ciascun italiano getta in media quasi due chili di Raee e 0,12 chili di rifiuti di batterie tra i rifiuti urbani indifferenziati, invece che conferirli nei canali di raccolta dedicati. Se queste quantità venissero interamente intercettate, il tasso di raccolta dei piccoli Raee potrebbe crescere dall’attuale 17 per cento al 37 per cento, mentre quello delle batterie portatili potrebbe passare dal 25 al 52 per cento. In termini assoluti, si tratta di oltre 57.600 tonnellate di Raee e di circa 3.300 tonnellate di batterie esauste, altrimenti destinate alla discarica o all’inceneritore.
L’Unione europea ha fissato target molto sfidanti, pari al 65 per cento per i Raee e al 45 per cento per le batterie portatili esauste. Come spiega Marcello Colledani, professore del Dipartimento di meccanica del Politecnico di Milano, “la crescente presenza di batterie nei rifiuti indifferenziati impone una nuova sfida: sviluppare tecnologie capaci di riconoscerle e separarle automaticamente, trasformando un problema ambientale in un’opportunità di recupero e valorizzazione. La soluzione combina sensori basati su tecnologia a raggi X e ottici, intelligenza artificiale e sistemi robotizzati, aprendo la strada a un’applicazione industriale più efficiente, sostenibile e avanzata nel recupero delle batterie”.
Per verificare la fattibilità degli interventi, lo studio ha preso come caso di riferimento l’impianto di Ecologia Viterbo, uno degli attori più importanti di trattamento del rifiuto urbano residuo del Centro Italia, simulando l’integrazione di soluzioni tecnologiche basate su sistemi di apertura sacchi, scanner a raggi X, robot per l’identificazione e la separazione automatica. L’introduzione delle tecnologie necessarie richiederebbe un investimento compreso tra 1,5 e 2,9 milioni di euro per ciascun impianto, a seconda del livello di automazione adottato: ipotizzandone l’implementazione sui principali 60 impianti presenti nel nostro paese, l’investimento complessivo si collocherebbe tra i 65 e i 114 milioni di euro.
“Le tecnologie oggi disponibili – evidenzia Laura Castelli, Direttore generale di Erion Energy – rendono possibile l’intercettazione di una parte non trascurabile di questi rifiuti anche dopo il loro conferimento errato nell’indifferenziato. Tuttavia, questi sistemi devono essere considerati una soluzione complementare e non sostitutiva della raccolta dedicata. La priorità resta promuovere comportamenti corretti da parte dei cittadini e rendere sempre più capillari e accessibili i punti di raccolta”.
Un investimento complessivo che può raggiungere i 114 milioni di euro rappresenta una cifra importante ma contenuta, se paragonata alla dimensione economica complessiva del settore dei rifiuti urbani in Italia, che si attesta sui 15,7 miliardi di euro di fatturato. Ma resta una problematica strutturale: non verrebbero generati ricavi sufficienti a coprirne autonomamente l’ammortamento e, di conseguenza, non risulta profittevole di per sé nel quadro tariffario attuale della gestione dei rifiuti indifferenziati. Come sottolinea Giorgio Arienti, Direttore generale di Erion WEEE, “lo studio evidenzia ancora una volta come il mondo dei rifiuti abbia bisogno una visione strategica e di strumenti di policy coerenti con questa visione strategica. Il libero mercato da solo non va nella direzione giusta: strumenti normativi adeguati possono consentire al Paese di fare importanti passi in avanti nel riciclo delle materie prime critiche”.
Per questo motivo, lo studio evidenzia anche gli strumenti di policy attuabili per rendere sostenibile l’introduzione di queste tecnologie. Un primo strumento potrebbe essere rappresentato da incentivi pubblici diretti per favorire l’installazione delle nuove tecnologie, ma si correrebbe il rischio di realizzare impianti spot funzionanti solo nominalmente. Più efficace sarebbe invece l’introduzione di un obbligo normativo, che preveda l’intercettazione di batterie esauste e piccoli Raee in tutti gli impianti di trattamento meccanico biologico. In questo modo l’investimento verrebbe progressivamente incorporato nei piani economico-finanziari degli impianti e nelle gare di affidamento del servizio, garantendo condizioni omogenee tra gli operatori, evitando distorsioni competitive e favorendo una diffusione capillare delle tecnologie sul territorio nazionale.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
Quando vedremo i primi reattori, quanti saranno, quanto costeranno, quanta energia produrranno: guida al nucleare italiano che vedrà la luce in futuro.
Online il bando per il progetto Ecodesign the Future di Erion Energy e Economiacircolare.com: dopo il corso sul packaging, il nuovo focus è sulle batterie.
È stato presentato a Roma il rapporto 2015 di Cobat (Consorzio nazionale raccolta e riciclo) sui dati di raccolta e le attività del Consorzio relative allo scorso anno. 146 mila tonnellate di rifiuti tecnologici raccolti, grazie ad una capillare rete che va da Nord a Sud distribuita su 90 punti autorizzati e 27 impianti di
Via libera definitivo alla legge delega, ma i primi reattori modulari di piccole dimensioni arriveranno dopo il 2030.
La nuova stima di popolazione di orso bruno marsicano indica 81 esemplari, con una presenza anche fuori dal suo areale storico del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.
La stagione venatoria è partita in anticipo in 16 Regioni mentre la Camera riprende l’esame del ddl definito “spara-tutto” dalle associazioni.
La Costituzione dice che la scuola è gratuita, ma il prezzo di libri e corredo resta sulle spalle delle famiglie.
Sono stati annunciati i cinque progetti finalisti dell’European Prize for Urban Public Space. Vediamo quali sono.
Una nuova analisi dimostra che i combattimenti tra cani sono ancora diffusi in Italia. Alcuni interventi legislativi e una guida per i cittadini mirano a contrastare il fenomeno


