Alcune nazioni già vivono gli impatti di El Niño, altre si stanno attrezzando in attesa che arrivino. E in Europa le previsioni restano molto incerte.
L’analisi di una conchiglia gigante nel Pacifico occidentale conferma il riscaldamento delle acque marine dovuto ai cambiamenti climatici.
Una macchina del tempo racchiusa in una conchiglia gigante, capace di ricostruire il clima di oltre duecento anni fa, prima dalla crescita della temperatura media globale dovuta alle attività umane. Uno studio pubblicato dalla rivista scientifica Global and Planetary Change, e curato da un gruppo di ricercatori australiani, ha analizzato un esemplare di tridacna gigante. Si tratta del più grande mollusco bivalve, presente unicamente nelle acque del Pacifico occidentale (nelle aree di Malesia, ‘Indonesia e Australia) e che può raggiungere 1,2 metri di lunghezza e un peso di 300 chilogrammi.
Come in un antico diario, l’animale marino ha registrato, giorno dopo giorno, la propria vita. L’alternanza del giorno e della notte lascia infatti delle microscopiche linee di crescita sulla conchiglia, mentre il passare delle stagioni produce delle bande più larghe, in modo simile a quanto accade nei tronchi degli alberi. Al contempo, l’acqua di mare influenza tali tracce attraverso la propria composizione chimica. L’insieme di questi segnali è stato analizzato e decifrato dai ricercatori, che hanno così potuto ricostruire le condizioni climatiche dell’epoca nell’arcipelago di Lizard Island, situato al largo della costa australiana del Queensland.
La prima conferma, come indicato dagli autori dello studio in un articolo apparso sul quotidiano francese Sud Ouest, è legata al fatto che prima dell’avvio dell’era dei cambiamenti climatici, le condizioni locali erano più fresche rispetto a quelle attuali (ad eccezione degli inverni, che “sorprendentemente presentavano dati simili a quelli di oggi”).
“Oggi – proseguono i ricercatori – gli strumenti installati a terra, negli oceani e nello spazio misurano l’evoluzione del clima. Ma queste osservazioni dirette coprono solo una microscopica porzione della storia del Pianeta. Per andare più indietro nel tempo occorre cercare in altri archivi”. Come appunto quelli di conchiglie così longeve.
Quella presa in esame misura 58 centimetri ed è stata trovata nella laguna di Jiigurru. La datazione con il metodo del datazione al carbonio-14 ha permesso di stabilire che il mollusco visse all’incirca tra il 1785 e il 1827, ovvero alla fine di un periodo di raffreddamento pre-industriale noto come “piccola era glaciale”.
“Al microscopio – indicano ancora gli autori dello studio – abbiamo contato circa 10.900 linee di crescita giornaliere, il che indica che visse per circa trent’anni. Abbiamo quindi praticato 784 minuscoli fori per prelevare campioni di polvere dai diversi strati del guscio. In ciascuno di essi abbiamo misurato diverse forme di ossigeno e carbonio, chiamate isotopi. Gli isotopi dell’ossigeno hanno permesso di stimare le temperature del mare dell’epoca, mentre quelli del carbonio ci hanno fornito indicazioni sulle precipitazioni. Incrociando queste informazioni chimiche con le linee di crescita, siamo riusciti a ricostruire, mese dopo mese, l’ambiente della barriera corallina prima del riscaldamento legato all’industrializzazione”.
I risultai indicano che 225 anni fa la temperatura della superficie del mare era in media di 0,6-0,9 gradi inferiore rispetto a quella attuale, a livello annuale. E in particolare le estati erano più fresche di 0,9-1,2 gradi. Inoltre, le analisi indicano che all’epoca esisteva un’alternanza netta tra stagioni umide e secche, e che le temperature fluttuavano seguendo cicli regolare di due o tre anni, compatibili con le variazioni locali legate a El Niño e a La Niña. Tali fenomeni, che consistono in cambiamenti della temperatura del Pacifico equatoriale, erano dunque più frequenti rispetto ad oggi.
Secondo i ricercatori quello di Jiigurru non è un caso isolato, poiché altre analisi effettuate su coralli o ghiacci antartici hanno fornito indicazioni compatibili. Occorrono però altri studi su conchiglie simili provenienti da altri luoghi della regione dell’Indo-Pacifico per comprendere come siano cambiate le condizioni climatiche da un’area all’altra.
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