Parità di genere, fuorisede, caregiver: cosa cambia con la nuova legge elettorale

Le nuove regole per le elezioni 2027 (Consulta permettendo): ufficiale il voto per chi vive lontano da casa, a rischio la rappresentanza femminile.

Da una parte una rappresentanza femminile che rischia di ridursi, e così anche quella per gli italiani che vivono all’estero. Dall’altra, finalmente, la garanzia della possibilità del voto in loco per chi vive al di fuori della propria Regione, con l’estensione anche ai cosiddetti caregiver, chi si occupa di una persona non autosufficiente ed è quindi impossibilitata a spostarsi per andare a votare.La nuova legge elettorale che è stata appena approvata dal Parlamento, che stabilisce le regole con cui si andrà a votare alle politiche del 2027, si è portata dietro molte polemiche politiche (e deve ancora passare dal vaglio della Corte Costituzionale): qui analizziamo alcuni dei punti sensibili dal punto di vista dell’estensione, o della compressione, del diritto di voto (o di rappresentanza, appunto).

Una legge elettorale che non garantisce le donne

La nota dolente della nuova legge elettorale è probabilmente quella della parità di genere. Oggi le donne in Parlamento sono il 33 per cento del totale, in calo rispetto al 36 per cento della scorsa legislatura. Con la nuova legge elettorale, le stime indicano una discesa tra il 15 e il 20 per cento. Il punto critico sta nella combinazione di due norme. Un emendamento ha eliminato l’equilibrio pre-esistente 40-60 per cento tra i generi nei posti in cima alle liste, quelli di fatto sicuri perché bloccati (in ogni collegio un partito potrà presentare una lista, di cui solo il primo nome viene eletto automaticamente, ndr). Le donne possono quindi essere candidate dal secondo posto in poi, dove però si viene eletti solo se si ottengono abbastanza preferenze. Nei partiti più piccoli, che in molti collegi eleggeranno soltanto il primo della lista, la competizione per i secondi posti non si aprirà nemmeno. Resta invece l’equilibrio 40-60 per cento nel “listone” collegato al premio di maggioranza, che scatta per la coalizione che supera il 42% e assegna 70 deputati e 35 senatori (e che sarà oggetto dell’esame della Consulta, che potrebbe anche giudicare eccessivo il premio). In teoria questo garantirebbe 28 donne alla Camera e 14 al Senato. Ma se nessuna coalizione raggiunge il 42 per cento, il premio non scatta e questa garanzia scompare. In questo scenario limite, ipotesi remota ma non esclusa, si potrebbe arrivare a non eleggere nessuna parlamentare.

Fuorisede e caregiver, un passo avanti

Tra i passi avanti compiuti dalla nuova legge, c’è invece la norma che permette agli elettori temporaneamente domiciliati in una Regione diversa da quella di residenza, per motivi di studio, lavoro o salute, di votare nel Comune in cui si trovano. Vale per politiche, europee e referendum abrogativi e costituzionali. Finora questa possibilità era stata concessa in maniera sperimentale in alcune consultazione, ma per esempio era stata esclusa in occasione dell’ultimo referendum sulla giustizia: ora diventa finalmente strutturale.

Per accedere al voto bisogna iscriversi all’elenco dei fuorisede istituito presso il comune, entro il 31 dicembre per le consultazioni dell’anno successivo, e dimostrare almeno nove mesi di permanenza. Chi diventa fuorisede dopo quella data può fare richiesta entro trenta giorni dal maturare dei requisiti e comunque non oltre il quarantacinquesimo giorno prima del voto. Lo stesso termine vale per chi è fuori sede per motivi di salute.

La novità nella novità riguarda i caregiver familiari: possono votare anche loro fuori sede se, per almeno tre mesi comprendenti la data del voto, assistono una persona in cura presso una struttura sanitaria situata in un’altra regione. La facoltà è riconosciuta anche a genitori e familiari conviventi di un minore in terapia fuori regione. I limiti ci sono: la platea della norma, osserva, è molto ristretta: è considerato caregiver solo chi assiste una persona ricoverata in una struttura, mentre la cura è molto spesso domiciliare; il beneficio si applica ai genitori di minori ma non a chi assiste un maggiorenne con disabilità. Pesa infine la burocrazia: la necessità di iscriversi in anticipo, in un’epoca di forte disaffezione al voto, rischia di scoraggiare chi dovrebbe esserne agevolato.

Il taglio sulle circoscrizioni dell’estero

La riforma interviene anche sulla circoscrizione Estero, che riguarda gli italiani con residenza all’estero (circa 4 milioni gli aventi diritto al voto), che già da diversi anni possono votare nei consolati o via posta. Per la Camera le ripartizioni passano da quattro a due, Europa ed extra Ue (che prima era suddivisa in America meridionale; America settentrionale e centrale; Africa, Asia, Oceania e Antartide) per il Senato da quattro a una sola area. Il che ovviamente penalizza gli italiani che vivono fuori dall’Europa, che in molti casi saranno costretti a scegliere un rappresentante che vive in un continente diverso dal proprio e che difficilmente riuscirà per questo a comprendere e tutelare fino in fondo le esigenze di un territorio così lontano: basta immaginare, a titolo di esempio, un italiano che vive in Sudafrica rappresentato da un eletto a New York.

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