I fuorisede non potranno votare al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo

Lavoratori e studenti fuorisede potranno votare solo tornando alla residenza. Nel frattempo, il Tar ha respinto il ricorso confermando le date previste.

Era già ufficiale, ma adesso non ci sono proprio più dubbi: il referendum confermativo sulla riforma della giustizia si terrà il 22 e 23 marzo. Il Tar del Lazio, infatti, ha bocciato il ricorso del Comitato che racchiudeva  15 diversi promotori del referendum, che chiedevano di posticipare la data della consultazione: nel ricorso si sosteneva che il governo avesse indetto la data troppo presto, quando ancora era aperta la raccolta delle firme necessarie (500mila) per la costituzione di un Comitato per il No, necessaria ad essere accreditato e poter svolgere una vera e propria campagna di informazione per la cittadinanza.

I fuorisede non potranno votare senza tornare al comune di residenza

L’altra notizia è che questa volta, al contrario che nei referendum dell’8-9 giugno del 2025 su lavoro e cittadinanza, i cosiddetti “fuori sede”, studenti e lavoratori che vivono in una Regione diversa da quello di residenza, non potranno votare a distanza. La maggioranza infatti ha bocciato la proposta, presentata dal segretario di Più Europa Riccardo Magi, che permetteva il voto ai fuorisede per presunti “problemi tecnici”.

Nella scorsa tornata referendaria il voto a distanza, in forma elettronica, era stato consentito in via sperimentale, ma stavolta il ministero dell’Interno ha espresso il parere negativo del governo sugli emendamenti, sostenendo che non ci sarebbero i tempi tecnici sufficienti per predisporre una normativa speciale di voto per questi cittadini.

The Good Lobby, un’organizzazione no-profit che promuove una democrazia più inclusiva, supportando i cittadini a partecipare attivamente ai processi politici, sottolinea che in questo modo “il nostro Paese mantiene il suo triste primato al pari di Malta e Cipro. Primato nel non permettere il libero voto ai fuorisede. Quali sono le motivazioni che hanno portato a questa scelta? Il Governo lo motivi a quasi 5 milioni di italiani”.

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