Salmone allevato, perché oltre 120 chef lo hanno tolto dal menù

Oltre 120 chef hanno scelto di eliminare il salmone allevato dai loro piatti e invitano i colleghi a fare lo stesso finché la produzione intensiva continuerà a causare danni.

  • Il salmone allevato abbonda tutto l’anno in supermercati e ristoranti.
  • Eppure l’allevamento di salmoni non rispetta il benessere animale, causa inquinamento e minaccia i salmoni selvaggi.
  • Oltre 120 chef hanno firmato una lettera in cui spiegano di averlo tolto dai loro menù e invitano i colleghi a fare altrettanto.

Niente più salmone allevato nei loro menù: sono oltre 120 gli chef internazionali che hanno fatto questa scelta e che la motivano in una lettera aperta, chiedendo ai loro colleghi di fare altrettanto firmando la petizione di Off The Table, la campagna coordinata dall’organizzazione ambientalista WildFish.

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Oltre 120 chef hanno tolto il salmone allevato dal loro menù © Getty Images

Mentre il salmone allevato abbonda, quello selvaggio è minacciato

“Un tempo il salmone si consumava in base alla stagionalità. I ​​salmoni selvatici risalivano i fiumi dal mare in numero tale da far sembrare l’acqua brulicante di vita”, si legge nella lettera. “Eppure, dagli anni ’70, molte popolazioni di salmone selvatico hanno subito un crollo dell’80 per cento o più. Il salmone atlantico selvatico, in particolare, potrebbe scomparire nel corso della nostra vita”.

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Un salmone selvaggio © Getty Images

Accorgersi di tutto questo non è facile perché il salmone lo troviamo ovunque e tutto l’anno, abbonda dai supermercati ai ristoranti ma – continua la lettera – “questa abbondanza è artificiale e ha un prezzo altissimo. Oggi, il 99 per cento del salmone atlantico servito nei ristoranti e nei negozi proviene da allevamenti industriali in gabbie marine, spesso situate proprio nelle acque che i salmoni selvatici devono attraversare per sopravvivere”. E ancora:

“Il salmone d’allevamento marino è diventato una delle più gravi minacce per il futuro del salmone selvatico. Fiumi vuoti significano meno cibo per orsi, aquile e lontre, oltre alla perdita di tradizioni prima ancora che possano essere tramandate”.

Salmone allevato, perché è insostenibile

L’allevamento dei salmoni in gabbia presenta diversi problemi, in primis il benessere dei pesci. Questi vivono in gabbie spesso sovraffollate che causano stress ai salmoni e dove è più facile che si ammalino o vengano attaccati da parassiti come le pulci di mare. Inoltre c’è il problema dell’inquinamento: mangimi, residui chimici di farmaci e feci inquinano le acqua costiere causando anche fioriture algali distruttive ed eutrofizzazione. Ancora, le fughe accidentali di pesci allevati compromettono i salmoni selvatici, più vulnerabili.

Ci sono poi da considerare le tonnellate di pesce selvatico che vengono utilizzate per nutrire i salmoni d’allevamento, creando squilibri nell’ecosistema e compromettendo la sussistenza delle comunità che vivono di pesca. Come sottolineato nel testo della petizione, si tratta di una produzione in scala che non è più sostenibile e a cui non si sarebbe dovuti arrivare.

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Massimo Bottura è tra gli chef che hanno aderito alla campagna © Nicolò Campo/LightRocket via Getty Images)

La petizione per togliere il salmone allevato dai menù

Tra i firmatari della lettera ci sono Alice Waters, Mauro Colagreco, Alberto Landgraf, Massimo Bottura, Norbert Niederkofler, Antonia Klugmann: “Ci impegniamo a non servire salmone d’allevamento marino finché il settore non sarà in grado di operare senza causare tali danni. E invitiamo chef e ristoranti di tutto il mondo a unirsi a noi. Le nostre decisioni determinano ciò che i clienti apprezzano, le priorità dei fornitori e, in ultima analisi, quali alimenti — e quali specie — sopravvivono”. Per gli chef firmatari, il salmone d’allevamento non troverà più posto sulle loro tavole finché continuerà a causare danni. 

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