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Secondo un nuovo report, i fanghi ittici degli allevamenti di pesce in Norvegia sono paragonabili alle acque reflue non trattate di milioni di persone e riducono l’ossigeno nell’acqua dei fiordi.
Gli allevamenti ittici nei fiordi norvegesi causano un inquinamento paragonabile a quello delle acque reflue non trattate di milioni di persone: lo rivela un report del Sunstone Institute che ha analizzato l’impatto ambientale dell’acquacoltura in Norvegia.
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La Norvegia è il più grande produttore mondiale di salmone d’allevamento: i pesci vengono nutriti con mangimi in pellet e allevati in gabbie poste nei fiordi. Urine, feci e mangimi non consumati vengono espulsi nelle acque costiere. Gli analisti hanno calcolato che nel 2025 l’acquacoltura norvegese ha rilasciato nell’ambiente 75mila tonnellate di azoto, pari a quelle contenute nelle acque reflue non trattate di 17,2 milioni di persone, 10mila tonnellate di fosforo, pari a quelle contenute nelle acque reflue non trattate di 20 milioni di persone e 360mila tonnellate di carbonio organico pari a quelle contenute nelle acque reflue non trattate di 30 milioni di persone. Poiché la Norvegia conta 5,5 milioni di abitanti, l’industria del pesce produce un inquinamento da 3 a 5 volte superiore a quello dell’intera popolazione nazionale e pari quasi a quello degli abitanti dell’Australia.
I fanghi ittici prodotti dagli allevamenti possono causare il processo di eutrofizzazione, ovvero possono fertilizzare il fitoplancton e portare a fioriture algali distruttive che riducono i livelli di ossigeno nell’acqua impedendo ai pesci e altre specie marine di sopravvivere. Gli autori del rapporto hanno rilevato che l’inquinamento è più alto nei mesi estivi, quando gli ecosistemi sono meno in grado di assorbirlo a causa dell’aumento della temperatura dell’acqua. Inoltre, i fiordi sono particolarmente vulnerabili a tali effetti perché sono bacini d’acqua semi-chiusi dove si crea accumulo di sostanze. Senza considerare poi che il livello di ossigeno nei fiordi è già in calo a causa del riscaldamento globale.
Secondo quanto dichiarato al Guardian da Tom Pedersen, consulente ambientale della regione e revisore del rapporto Sunstone, i dati non sono sorprendenti e sarebbero addirittura sottostimati: la principale preoccupazione è legata proprio all’abbassamento dei livelli di ossigeno nell’acqua. Krister Hoaas, responsabile delle relazioni pubbliche della Federazione norvegese dei prodotti ittici, ha dichiarato al Guardian che un aumento significativo della produzione in alcuni sistemi di fiordi potrebbe aumentare il rischio di eutrofizzazione a livello locale, ma che la produzione attuale rientra ampiamente nella capacità di carico dell’ecosistema e che serve una gestione rigorosa per ogni sito.
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