Al via la Cop17 in Armenia per correggere la traiettoria sulla biodiversità

La Cop17 sulla biodiversità comincia oggi ad Erevan, in Armenia, il cui ministro dell’Ambiente chiede di agire “prima che sia troppo tardi”.

“Definire le necessità, le mancanze e correggere la traiettoria prima che sia troppo tardi”. Hambardzum Matevosyan, ministro dell’Ambiente dell’Armenia, ha commentato con queste parole l’avvio della diciassettesima Conferenza mondiale delle Nazioni Unite sulla biodiversità (Cop17) ospitata dal paese asiatico nella capitale Erevan. Due settimane di lavoro per accelerare gli sforzi delle nazioni du tutto il mondo al fine di difendere un patrimonio semplicemente indispensabile per la vita sulla Terra: la flora e la fauna di tutto il mondo, in un momento in cui un milione di specie animali e vegetali rischia l’estinzione nei prossimi decenni, come ricordato dal segretario generale dell’Onu António Guterres.

Obiettivo della Cop17, dare attuazione al patto approvato alla Cop15 di Kunming-Montreal

Nell’agenda delle nazioni che si riuniscono a partire da oggi, lunedì 19 ottobre, figurano trenta punti, necessari per tentare di focalizzare l’attenzione dei negoziatori su temi specifici. La volontà della presidenza armena è infatti di evitare la catastrofe diplomatica che si è prodotta alla precedente Cop16 che si è tenuta a Cali, in Colombia, nel 2024, conclusa con una tale distanza da rendere necessario un supplemento di conferenza (che si è poi tenuto nel febbraio dell’anno successivo a Roma, presso la sede della Fao).

Una sessione della Cop17 sulla biodiversità che si tiene ad Erevan, in Armenia
Una sessione della Cop17 sulla biodiversità che si tiene ad Erevan, in Armenia ©
Cbd Cop17 Yerevan Armenia/Flickr

Mancano infatti ormai solo quattro anni per centrare gli obiettivi fissati dalla comunità internazionale con il Global framework approvato al termine della Cop15 di Kunming-Montreal nel 2022. A partire dall’impegno a rendere area protetta il 30 per cento del Pianeta, tutelando al contempo le popolazioni indigene. Il “patto di pace con la natura”, come era stato ribattezzato il Global framework, prevede inoltre la restaurazione del del 30 per cento dei suoli degradati, la riduzione delle sovvenzioni pericolose per la biodiversità di 500 miliardi di dollari all’anno e l’aumento di quelle che la tutelano di 300 miliardi.

Un’occasione per rilanciare il multilateralismo delle Nazioni Unite

In gioco c’è anche la stessa efficacia delle Cop, esattamente come nel caso di quelle sul clima e sulla desertificazione, che ormai da anni soffrono soprattutto la mancanza di un adeguato slancio politico per sostenere le necessarie battaglie ambientali. Le delegazioni dovranno tentare perciò di “raggiungere un accordo superando le divergenze” non soltanto sulla tutela della biodiversità ma anche “sull’uso sostenibile delle risorse biologiche e sulla condivisione equa dei benefici legati allo sfruttamento delle risorse genetiche”, come sottolinea l’agenzia armena Armenpress.

La Cop17 è particolarmente importante, commenta l’associazione Carbon Brief, “proprio poiché giunge a metà strada nel cammino di adozione del Global framework”. Allo stato attuale, ben 22 dei 23 obiettivi approvati nel 2022 rischiano di non essere centrati “a meno che il mondo non acceleri rapidamente”, come indicato dalle stesse Nazioni Unite in una nota sullo stato di avanzamento dell’accordo di Kunming-Montreal.

Occhi puntati sugli Stati Uniti, dopo lo smantellamento dell’agenzia Usaid

Occorrerà verificare in particolare l’atteggiamento di alcune grandi nazioni, Stati Uniti in testa. Il governo di Washington aveva infatti abbracciato una serie di iniziative discendenti dal Global framework, ma i progetti sono stati poi sospesi a seguito dello smantellamento dell’Agenzia per lo sviluppo internazionale Usaid deciso dall’attuale amministrazione guidata da Donald Trump.

Il rischio, come sottolineato dal quotidiano The Guardian è “che la Cop17 in Armenia cristallizzi l’insieme dei disastri degli ultimi quattro anni, ai quali i governi dovrebbero invece porre rimedio”. La speranza è che le due settimane di negoziati ad Erevan smentiscano le scarse aspettative e forniscano un nuovo slancio all’azione globale per la biodiversità.

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