WATCH | Beth Roberts of @Landesa_Global talks about the United States’ attempts to stonewall progressive language on gender at UNCCD COP17 in Ulaanbaatar. pic.twitter.com/Fiys5nxt5q
I paesi africani chiedevano un piano d’azione comune sulla siccità: ci si riproverà tra due anni
La situazione, al termine della Cop17, era talmente tesa che c’è chi si è perfino rallegrato per il solo fatto che il processo negoziale sotto l’egida della Convenzione delle Nazioni Unite per la lotta alla desertificazione (Unccd) non si sia del tutto interrotto e che la prossima Cop18 si terrà effettivamente, come previsto, a Sharm el-Sheikh, in Egitto, tra due anni.
Il risultato è che su uno dei grandi temi legati alla desertificazione, quello delle ondate di siccità generate o esacerbate dai cambiamenti climatici, non è stato possibile trovare un accordo. Esattamente come accaduto alla Cop16 che si era tenuta in Arabia Saudita nel 2024, i governi non sono riusciti a raggiungere un accordo su un piano d’azione comune che impegnasse il mondo intero, come richiesto a gran voce soprattutto dai paesi africani.
Qualche passo avanti, in questo senso, è stato effettuato sulla Partnership mondiale di Riad del 2024 per la resilienza di fronte alla siccità, ma ancora non è stato possibile passare all’operatività. Ma la segretaria esecutiva dell’Unccd, Yasmine Fouad, ha dovuto arrendersi di fronte all’impossibilità di trovare un terreno d’intesa: “La creazione di uno strumento mondiale per la lotta alla siccità sarà ridiscussa tra due anni”. Per lo meno, resta in piedi il mandato alla stessa Convenzione Onu “di proseguire il lavoro”.
Stanziati 1,3 miliardi di dollari per 45 progetti, ma ne servirebbero uno al giorno
The world needs $1 billion daily to restore over 1 billion hectares of degraded land and build resilience to drought by 2030
Our latest report, Investing in Land's Future, launched at #COP16Riyadh, highlights the urgency of closing a $278 billion annual funding gap. #UNited4Land
Ancor meno importante, in termini di dimensioni, è lo strumento finanziario lanciato dall’Unccd e dal Lussemburgo (Drought resilience investment facility) che punta a stanziare 400 milioni di dollari di fondi pubblici e privati a favore della lotta alla siccità.
Di fatto, con la mancanza di precipitazioni che in alcune regioni del mondo si annuncia catastrofica per via dell’emergere di un El Niño particolarmente severo, dopo la Cop17 restano ancora senza risposta tutte le domande poste dalla stessa segretaria esecutiva Fouad: “In futuro i paesi saranno preparati meglio di fronte alla siccità? Le terre degradate saranno restaurate? I finanziamenti giungeranno a dei progetti fattibili? E le popolazioni vedranno un miglioramento concreto delle loro condizioni di vita?”.
Dal Sahel alla Spagna, vaste aree del Pianeta sono esposte alla desertificazione, conseguenza del riscaldamento globale. Un’indagine su cause ed effetti.
In occasione della Giornata mondiale per la lotta alla desertificazione e alla siccità, gli esempi di alcune nazioni che hanno intrapreso progetti ambiziosi per ripristinare il suolo.
Il rapporto tra desertificazione e cibo, cambiamenti climatici, migrazioni e lavoro nell’intervista alla vicesegretaria generale delle Nazioni Unite e segretaria dell’Unccd Monique Barbut.
Il 5 giugno si celebra il World environment day, giornata istituita dall’Onu per ricordare la Conferenza di Stoccolma sull’Ambiente umano, nel 1972, durante cui ha preso forma il Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente.