Vino sostenibile, la Sicilia in un bicchiere

Vino sostenibile, la Sicilia in un bicchiere

Dalla terra alla bottiglia, scopriamo il mondo che sta dentro a un calice di vino. Da Trapani all’Etna attraversiamo territori custoditi e valorizzati da prodotti ed esperienze d’eccellenza

Quello in cui ci stiamo tuffando è un viaggio caleidoscopico intorno a un calice di vino che ci porta ad esplorare il mondo che sta dietro e dentro a un bicchiere per assaporarne l’essenza in maniera diversa, più consapevole. È un percorso affascinante fatto di persone, luoghi e narrazioni che si intrecciano in una terra unica come la Sicilia. Il nostro cammino inizia davanti al grande portone del Baglio Sorìa, il bagghiu in siciliano. Siamo di fronte ad un’antica costruzione rurale, una grande fattoria fortificata, bianca, in cima ad un colle dell’agro trapanese all’estremità orientale dell’isola. Il sole batte forte, la luce, il silenzio e I profumi ci spiazzano. Nel vento si mescolano odori dolci di fico, lavanda, gelso. Arrivati qui ci si sente lontani, non si sa esattamente da cosa, ma sicuramente distanti dalla quotidianità. Forse, guardandosi intorno, verrebbe da dire semplicemente più vicini alla bellezza.

Siamo circondati da colline ricoperte da vigneti e uliveti che si rincorrono gentilmente fino al mare. Seguendo queste onde verdeggianti in un attimo lo sguardo arriva alle saline e si butta nell’azzurro tra le isole Egadi, mentre al nostro fianco si erge solitaria e impenetrabile l’antica città di Erice, una specie di apparizione in cima al monte San Giuliano. Gli occhi corrono nel paesaggio ma la nostra attenzione viene richiamata al portone che si spalanca. Entriamo nel cortile assolato del Baglio Sorìa dove ci accoglie la famiglia Firriato che ci accompagna passo dopo passo tra vigneti, degustazioni, natura e storia. Ci muoveremo da un capo all’altro della Sicilia per conoscere i territori e le produzioni dell’azienda che è sorta proprio a Baglio Sorìa nel 1978. Il marchio Firriato fin da subito si è fatto interprete della tradizione millenaria della viticoltura siciliana mantenendo però uno sguardo attento verso il futuro e dando grande importanza alla ricerca e all’innovazione. In particolare, attraverso l’esempio di questa azienda vogliamo comprendere cosa significhi oggi nel settore vitivinicolo accettare la sfida della sostenibilità.
Potete chiamarlo enoturismo, se volete. A noi questa esplorazione piace pensarla come un viaggio intorno alla poesia della terra: il vino.

I veri intenditori non bevono vino: degustano segreti.

Salvador Dalí

470 ettari di vigneto a regime biologico certificato

7 tenute che rappresentano i 6 ordini differenti di suolo che la Sicilia può offrire

3 differenti tipi di terroir: montagna (Etna), mare (Isola di Favignana) e collina (Agro trapanese)

1. La viticoltura sostenibile, una sfida contro il cambiamento climatico

Sostenere significa letteralmente “tenere da sotto” ed è una parola che rimanda ad un gesto in cui la forza è dettata dalla responsabilità. Viene in mente Atlante che con mani e testa regge la volta celeste o una madre che tiene in braccio un bambino. Pensiamo al cibo che nutre ma anche alle idee, ai valori, allo sguardo che sosteniamo in una discussione. C’è la resistenza ma anche la cura e la difesa nel gesto del sostenere come suggerisce l’immagine iconica utilizzata per esprimere il concetto di sostenibilità, ovvero le mani aperte che sorreggono il nostro pianeta. Perché molto spesso si sostiene ciò che è fragile e rischia di cadere, si sostiene per innalzare e proteggere.

Così in ambito vitivinicolo sostenibilità significa agire con consapevolezza, attivarsi con una serie di azioni che rispondono a un pensiero virtuoso e che riguardano non solo l’ambiente ma anche gli aspetti economici e sociali legati alla produzione. Come vedremo attraverso l’esperienza di Firriato, la sostenibilità è un tema che conduce ben oltre il concetto di bio perché abbraccia l’intero processo produttivo, dal rapporto con il territorio al lavoro delle persone fino alla valorizzazione della cultura e dei luoghi di un territorio.

Rendere la viticoltura sostenibile è la sfida per combattere il cambiamento climatico, l’inquinamento, la scarsità di acqua e la perdita della biodiversità che stanno fortemente influenzando la produzione del vino in tutto il mondo. Infatti, l’innalzamento delle temperature ha modificato la “geografia del vino”: i vigneti italiani ed europei si stanno spostando sempre più a Nord e sempre più in altitudine. Negli scenari futuri diventeranno adatte alla coltura della vite aree che finora non lo erano, come ad esempio la Nuova Zelanda. Paesi come la Germania, l’Inghilterra e la Polonia potrebbero risultare avvantaggiati da questo fenomeno, mentre il Sud Italia potrebbe rischiare di perdere una delle sue maggiori coltivazioni. Per la sua posizione nel Mediterraneo, la Sicilia è particolarmente soggetta ai danni dovuti ai cambiamenti climatici, l’intensificazione dei fenomeni meteorologici estremi nonché ai rischi di siccità, aridità e desertificazione.

Il marchio Firriato considera la sostenibilità come parte integrante della sua filosofia produttiva. Per questo investe per trovare soluzioni e raggiungere nuovi standard di efficienza ambientale, distinguendosi per il suo operato non solo a livello italiano ma anche europeo.

Federico Lombardo di Monte Iato – che insieme a Irene Di Gaetano rappresenta la seconda generazione di Firriato – afferma che “questi sono temi che da sempre ci stanno a cuore. In Sicilia siamo stati tra i primi a convertire l’intera produzione di uva e olive in agricoltura biologica certificata, mentre nel marzo del 2019 abbiamo raggiunto un altro traguardo importante: siamo stati in Italia la prima cantina certificata carbon neutral”. Si tratta di un percorso articolato e interessante che come vedremo riguarda l’intera filiera produttiva, dalla vigna alla bottiglia. Un percorso di consapevolezza che fa la differenza non solo per chi il vino lo produce ma anche per chi lo consuma.

Credo che avere la terra e non rovinarla sia la più bella forma d’arte che si possa desiderare.

Andy Warhol

2. Tutti i terroir della Sicilia racchiusi nelle tenute Firriato

Quando ci si avvicina al mondo del vino s’incontra il termine terroir: una parola francese che non ha un corrispettivo diretto nella lingua italiana. Terroir indica un’area dove la combinazione delle condizioni di suolo e clima permette la realizzazione di un vino specifico. A questo si aggiungono la cultura e la tradizione che appartengono alla zona. Parliamo quindi di quell’alchimia che rende un vino unico e riconoscibile. La traduzione in “territorio” risulta riduttiva perché non allude a diversi elementi e al loro modo di dialogare. Terroir è molto di più: evoca l’autenticità e l’originalità di un vino.

Le tenute di Firriato hanno una caratteristica straordinaria: custodiscono i diversi terroir presenti in Sicilia. Sono in totale sette tenute che si estendono su 470 ettari e compongono un mosaico rappresentativo dei sei ordini di suolo presenti in Sicilia.  “Dal punto di vista vitivinicolo possiamo considerare quest’isola come un continente – ci spiega Federico Lombardo di Monte Iato – In tutto il mondo, infatti, esistono dodici ordini di suolo e la Sicilia è la regione in Europa dove ne trovate di più. Qui è possibile fare viticoltura di mare sulle piccole isole, viticoltura di collina in diverse condizioni pedoclimatiche e viticoltura di montagna. Inoltre, la Sicilia insieme alla Calabria è la regione con la più alta biodiversità vitivinicola, ovvero è la regione con più vitigni autoctoni”.

Ci sono le colline dell’agro di Trapani, provincia d’élite per la produzione di uve e vini con una tradizione agricola millenaria. Nell’arco di venti chilometri variano le caratteristiche del territorio che va dalle zone al confine con la riserva naturale delle saline di Trapani e Paceco, alle aree più interne caratterizzate dalla presenza di argille carbonatiche. Ci sono poi due terroir che stupiscono per diversità e che stanno agli antipodi, ovvero Favignana e l’Etna. Entrambi offrono habitat unici in terre di frontiera dove si pratica la viticoltura eroica sfidando da un lato le condizioni climatiche dovute all’influsso del mare, dall’altro portando avanti la viticoltura di montagna lungo le pendici del vulcano.

Firriato promuove il rispetto di questa ricchezza naturale definita “capitale unico” da Federico di Monte Iato, un patrimonio da proteggere, monitorare e valorizzare. Solo attraverso la conoscenza e la ricerca sui singoli vigneti è possibile ottenere vini eccellenti che esprimano nel bicchiere le qualità organolettiche del terroir da cui provengono.

Glossario

Affinamento (barrique): fase dell’evoluzione e della maturazione del vino che avviene in barrique

Allegagione:
processo in cui la vite seleziona i fiori che trasformerà in grappoli

Ampelografia:
scienza che studia la biodiversità della famiglia della vite

Blend:
operazione agronomica o enologica con la quale si mettono insieme varietà di uve provenienti da vitigni diversi, o varietà di vini provenienti da tipologie di uve differenti


Fioritura:
fase fenologica della vite , durante la quale centinaia di piccoli petali gialli pendono dalle estremità dei grappoli, liberando il polline che completa la fecondazione, per dare origine all‘acino

Invaiatura: fase fenologica della maturazione dei grappoli della vite, in corrispondenza della quale avviene il cambiamento di colore degli acini

 

Pedologia: Scienza che studia la natura e le modificazioni chimico-fisicche-​biologiche dei suoli interessati da attività agricole

 

Vinificazione: trasformazione in vino del mosto ottenuto per precedente pigiatura/macerazione degli acini

 

Vitigni autoctoni: Tipologia di viti appartenenti a una regione/zona specifica, espressione della tipicità di un territorio

3. Cavanera Etnea e la viticoltura di montagna

Siamo nella parte orientale dell’isola e ci dirigiamo verso Castiglione di Sicilia. Salutiamo il mare in lontananza e cominciamo a salire tra i monti lungo strade che dolcemente si inerpicano sul versante nord-orientale dell’Etna. Sorpassiamo una serie di paesi con centri storici antichi e piazzette vivaci per poi lasciare la strada provinciale e prendere una secondaria che in pochi minuti ci porta a Cavanera Etnea, una perla  incastonata tra i filari.

Davanti ai nostri occhi si apre uno splendido anfiteatro di vigne verdeggianti che salgono dai 650 metri fino a un’altitudine di 950 metri mentre sullo sfondo si allunga la catena montuosa dei Nebrodi. Passeggiamo tra i filari seguendo dei piccoli sentieri battutti che conducono alle diverse zone della tenuta. La terra intorno è scura, sabbiosa, sembra polvere leggera in cui i passi possono solo sprofondare. Come sempre la nostra guida d’eccezione è Federico di Monte Iato che racconta: “Questa tenuta noi la consideriamo come uno scrigno di biodiversità, basta camminare tra i vigneti nel sottofila per rendersi conto della varietà delle essenze presenti osservando i vari colori dei fiori, la forma delle foglie, gli insetti. A livello di viticoltura qui abbiamo la fortuna di avere un vigneto prefillossera e quello sperimentale dove conserviamo diversi genotipi sconosciuti di cui stiamo cercando di ricostruire la storia”.

Camminando, nell’ordine incontriamo la cantina e il ristorante la Riserva Bistrot, la vigna sperimentale, la casa padronale con a fianco l’antico palmento di Contrada Verzella, entrambi ristrutturati e adibiti a resort. Infine raggiungiamo il wine bar per una degustazione. L’architettura di Cavanera colpisce per l’essenzialità e la geometria delle linee, le costruzioni dialogano tra loro a distanza in maniera composta e discreta punteggiando con eleganza il paesaggio.

Ci accomodiamo di fronte a questo panorama incantevole e mentre l’Etna sbuffa e domina la scena iniziamo a degustare uno dei sui figli predietti: il Nerello Mascalese. Da questo bicchiere inizia la nostra esplorazione dei vini e del mondo di Cavanera Etnea. Non occorre essere dei winelover per sentire i sensi spalancarsi durante questa esperienza unica che si conclude con un vero e proprio viaggio nel tempo: il Signum Aetnae, fiore all’occhiello di Firriato. Come vedremo si tratta di un vino che nasce da piante prefrillossera e a piede franco.

La tenuta di Cavanera Etnea è un laboratorio enologico naturale. L’impronta del vulcano rende il suolo unico per ricchezza di minerali; la natura è vigorosa, giovane, fertile ed esprime senza riserve tutta la sua forza. Il clima è decisamente più mite rispetto a quello che tocca le vigne d’altura del nord Italia o del continente europeo grazie a un forte irradiamento solare. È qui che la famiglia Di Gaetano, negli anni Novanta, decide di intraprendere una viticoltura di montangna “eroica”, con l’intento di valorizzare l’identità di questo terroir producendo vini dell’eccellenza. Al momento conta circa 84 ettari dedicati al Nerello Mascalese, al Nerello Cappuccio, al Catarratto e al Carricante. È da queste uve che nascono vini ricercati come il Gaudensius, il cru Cavanera Rovo delle Coturnie e il cru Cavanera Ripa di Scorciavacca.

Il Signum, le vigne prefillossera e il vigneto sperimentale

Quando Federico di Monte Iato ci illustra la vigna prefillossera parla giustamente di un “patrimonio mondiale di biodiversità vitivinicola” e di “varietà reliquia”. Si tratta infatti di piante ultracentenarie sopravvissute alla fillossera, l’afide che alla fine dell’Ottocento distrusse gran parte delle coltivazioni d’Europa e che qui venne ostacolato da fattori particolari come il suolo sabbioso, la temperatura e l’altitudine. “Passeggiando con il nostro agronomo abbiamo osservato delle piante antiche a piede franco. Abbiamo quindi chiesto un’analisi dendrocronologica del legno di queste viti al dipartimento di Scienze agrarie dell’università di Palermo e i risultati hanno confermato che siamo di fronte a degli esemplari che hanno più di 150 anni. Il nostro intento è quello di proteggerli e valorizzarli” spiega Federico. “Abbiamo anche scoperto dei genomi sconosciuti e li abbiamo messi a dimora in quello che chiamiamo il ‘vigneto sperimentale’ con l’obiettivo di duplicarli e magari, prima o poi, arrivare anche a vinificarli”.

Coronamento di questo progetto è il Signum Aetnae – letteralmente il “simbolo dell’Etna” – che vuole portare nel bicchiere l’essenza di questo vigneto, la sua storia e anche il suo valore antropologico e storico. Ogni pianta infatti è “memoria etnoantropologica” di ciò che è stato l’areale dell’Etna, e il Signum, prima di essere un prodotto enologico, è un risultato culturale, frutto dell’impegno e della passione di Firriato.

Vigneto con età certificata di 150 anni presso la tenuta di Cavanera Etnea © Firriato

“Dal 2014 portiamo avanti questa produzione di nicchia di circa 3.500 bottiglie all’anno. L’idea è quella di valorizzare il vigneto e dare la possibilità ai consumatori di comprendere cosa significhi bere un vino prefillossera coltivato a piede franco”. A Cavanera Etnea ogni fase agronomica dev’essere seguita con grande precisione e cura, dalla potatura alla vendemmia. Rigore e amore sono le parole chiave di questa tenuta.

Vigneto prefillossera a Cavanera Etnea © Firriato

Fillossera
La fillossera è un insetto parassita originario del Nord America che compare in Europa nella seconda metà dell’Ottocento e che oggi continua ad essere presente in tutti i paesi viticoli del mondo. Provoca in breve tempo gravi danni alle radici e la conseguente morte della pianta attaccata. Quando approda in Europa scatena una catastrofe, distruggendo i vigneti e portando alla perdita di buona parte della biodiversità vitivinicola. Solo in pochissime zone, come sull’Etna, la fillossera non è riuscita a trovare le condizioni adatte per diffondersi, risparmiando così delle coltivazioni che ancora oggi portano il retaggio storico, antropologico e genetico della viticoltura antecedente il suo avvento. Il metodo vincente per contrastare questo afide è stato l’innesto della vite europea su quella americana (più resistente agli attacchi radicali) che ha rivoluzionato l’intera viticoltura europea risollevandone le sorti: si sono “costruite” piante con piede americano e apparato vegetativo e riproduttivo europeo. Questa tecnica è un mezzo preventivo di  lotta biologica a tutti gli effetti ed è stato l’unico metodo efficace contro la fillossera e applicabile su vasta scala.

L’Etna patrimonio Unesco

Esce talvolta | da questo monte a l’aura un’atra nube | mista di nero fumo e di roventi | Faville, che di cenere e di pece | fan turbi e groppi, ed ondeggiando a scosse | vibrano ad ora ad or lucide fiamme | che van lambendo a scolorir le stelle.

Publio Virgilio Marone, Eneide

L’eruzione dell’Etna © Firriato

L’Etna è la vetta più alta dell’Italia meridionale, supera i 3.300 metri d’altezza (la misura  è variabile per via delle eruzioni) risultando così il vulcano attivo più alto d’Europa nonché uno tra i più attivi del pianeta. Il suo diametro è di circa 40 chilometri e la sua attività risale a 600mila anni fa. Ha una struttura complessa con numerosi edifici vulcanici che si sono modificati nel tempo a causa delle frequenti eruzioni. Quattro sono i crateri principali che si trovano sulla sommità: la Bocca di nord-est, la Voragine, la Bocca Nuova e il Cratere. I paesaggi che si incontrano sull’Etna sono differenti, si passa dalle distese di vigneti che producono il vino Doc ai boschi di betulle, dalle zone urbanizzate fino agli spettacolari paesaggi lunari, aree ricoperte da rocce magmatiche scure che in quota vengono imbiancate dalla neve.

Nel 1987 è stato istituito il parco dell’Etna che si estende dalla vetta fino alla cintura superiore dei paesi etnei per circa 600 chilometri quadrati con l’obbiettivo di tutelare l’ambiente. Nel 2013 il Comitato Unesco ha inserito l’Etna nell’elenco dei beni costituenti il Patrimonio dell’Umanità con la seguente motivazione: “I crateri della vetta, i coni di cenere, le colate di lava, le grotte di lava e la depressione della valle del Bove fanno dell’Etna una destinazione privilegiata per la ricerca internazionale che continua a influenzare la vulcanologia, la geofisica e altre scienze della Terra (…) La sua notorietà, l’importanza scientifica e il valore culturale ed educativo sono di rilevanza globale”.

L’Etna è un vulcano facilmente accessibile: si possono fare escursioni fino ai crateri, percorrere sentieri in mountain-bike, risalire la montagna tramite impianti e praticare sci da dicembre a marzo. Noi percorriamo (e consigliamo!) l’itinerario dei Monti Sartorius, un cammino semplice lungo la colata lavica del 1865 che diede vita a questi monti dedicati al geologo tedesco Wolfgang Sartorius von Waltershausen. Il paesaggio è caratterizzato da sette crateri a bottoniera e dal suolo nero, arido in contrasto con i tronchi bianchi delle betulle (si trova qui il più esteso bosco di betulle dell’Etna). Il verde dei cespugli sembra sgorgare a tratti dalla terra. Il gioco dei colori, i contrasti, la vista dell’Etna fumante sono incantevoli come il panorama che si affaccia sul mare. Nelle giornate nitide è possibile riconoscere in lontananza perfino l’anfiteatro di Taormina.

4. Dal bio alla carbon neutrality

Nel 1978, quando prende il via l’attività, la famiglia Di Gaetano si prefigge tre obiettivi: esplorare la Sicilia dal punto di vista vitivinicolo, prendere i vitigni autoctoni utilizzati ai tempi per vini da taglio e portarli a produrre vini d’eccellenza e infine creare un’azienda sostenibile. Se i primi due obiettivi sono stati largamente raggiunti, il terzo rappresenta oggi una sfida continua, un ambito dove sono richieste sempre nuove ricerche, nuove soluzioni e investimenti. La posta in gioco è alta e tra le altre cose richiede lungimiranza e cultura. Si punta infatti non solo al rispetto dell’ambiente, come abbiamo visto, ma anche al lato economico e sociale dell’intera gestione del lavoro. In sostanza, la sostenibilità per Firriato non è solo una questione di metodo ma anche di etica e qualità. Sembra un discorso astratto eppure tutto questo si traduce in scelte e azioni concrete, impegno e conseguimento di certificazioni che nel tempo hanno segnato varie tappe del percorso dell’azienda. Tanti sono i traguardi raggiunti; il primo importante risale al 2010 quando viene ottenuta la certificazione bio per tutte le tenute agricole, per vigneti e uliveti.

Vengono evitati gli organismi geneticamente modificati, i trattamenti e i fertilizzanti chimici mentre si incentiva la viticoltura di precisione che va a monitorare da vicino lo stato di salute delle viti per produrre uve di qualità, sane e mature. L’inerbimento, il sovescio, le tecniche di gestione del grappolo e della chioma sono le pratiche agronomiche per la sostenibilità in vigna che combattono l’erosione e accrescono la fertilità del suolo. Altro passaggio importante si ha nel 2014, anno in cui Firriato decide di lavorare per annullare totalmente la sua impronta di gas serra sull’ambiente: nel 2017 raggiunge l’obiettivo di riduzione del 41 per cento delle proprie emissioni mentre nel 2019 riceve la certificazione carbon neutral dalla DNV GL, ente internazionale in tema di certificazioni ambientali. La compensazione totale delle emissioni, gli investimenti in riforestazione e l’uso di energie rinnovabili rendono Firriato un modello virtuoso nel settore enologico.

Così nel gennaio 2021 Firriato riceve un riconoscimento importante per gli obiettivi raggiunti: il premio per la viticoltura sostenibile assegnato da Gambero Rosso. Nino Aiello, giornalista del Gambero Rosso e responsabile regionale della Sicilia, rimarca il tratto innovativo dell’azienda: “La famiglia Di Gaetano ha sempre dimostrato grande sensibilità per l’ambiente. Dal 2007 si è impegnata per ottenere le certificazioni bio ma questo non è bastato. C’è una battuta di Pirandello che mi piace molto e che dice ‘A tutto c’è un oltre’. Così ha fatto Firriato che è diventata in Italia la prima cantina certificata carbon neutral, confermandosi leader del settore anche da questo punto di vista”.

Nel gennaio del 2021 Firriato riceve il Premio per la viticoltura sostenibile del Gambero Rosso.

Nel 2019 ottiene il protocollo di Carbon Neutrality di DNV GL, certificazione per le azioni intraprese al fine di abbattere le emissioni di gas serra generate dalle proprie attività e processi.

Nel 2010 acquisisce la certificazione di agricoltura biologica per tutte le tenute agricole, vigneti e uliveti.

Nel 2014 inizia il percorso per l’abbattimento delle emissioni di gas serra seguendo lo standard internazionale ISO 14064 relativo alla carbon footprint delle Organzizzazioni.

Federico Lombardo di Monte Iato © Alessia Rauseo/LifeGate

Federico di Monte Iato ci spiega quali sono stati i passi compiuti nel tempo: “Il biologico certificato è un’ottima base di partenza per chi vuole fare sostenibilità ambientale, perché consiglia best practices e obbliga a rispettare dei limiti come l’uso di alcuni fitosanitari nocivi. Osservare questi dettami della normativa europea ha come beneficio indiretto una maggiore tracciabilità della filiera e meno inquinamento. Noi abbiamo deciso però di spingerci oltre perché la sostenibilità ambientale non riguarda solo il vigneto, ma anche la vinificazione e il processo produttivo fino al trasporto delle bottiglie ai consumatori. Così abbiamo costruito una sorta di protocollo classificando innanzitutto le risorse: acqua, aria, suolo, l’utilizzo dell’energia, la biodiversità e via dicendo. Per ogni risorsa abbiamo preso uno standard di riferimento, ci siamo posti degli obiettivi di sostenibilità e abbiamo cercato di raggiungerli con azioni e investimenti. In particolare, dal 2014 ci siamo impegnati per ridurre le nostre emissioni di gas serra aderendo a progetti di rimboschimento delle foreste pluviali e portando energia rinnovabile nel terzo mondo riducendo così a zero il bilancio delle nostre emissioni”. Sorride e aggiunge: “Questo ci rende molto fieri, nel nostro piccolo facciamo qualcosa di concreto per noi e per le generazioni future, per combattere i cambiamenti climatici e il riscaldamento globale”. Il messaggio è chiaro: tutti noi siamo coinvolti e possiamo fare la nostra parte.

In vigna con l’agronomo

Tra le viti della tenuta di Baglio Sorià, nei pressi di quella porzione di terreno che viene chiamata “il piano università” destinata agli studi dei ricercatori, incontriamo il dottor Tanino Santangelo. Non c’è luogo migliore per intervistare l’agronomo di riferimento di Firriato che è in pratica il responsabile scientifico dei vigneti. Il dottor Santangelo proviene dall’ambiente universitario di Palermo e da anni lavora con Firriato che definisce come un’azienda pioniera, protagonista della cosiddetta terza rivoluzione vitivinicola avvenuta in Sicilia negli anni Ottanta.

A lui chiediamo di spiegarci la viticoltura di precisione. “Dovete considerare prima di tutto che ogni pianta è un essere vivente, un individuo con le proprie esigenze e le proprie difficoltà” afferma Santangelo. “Non vorrei spingermi sul piano comportamentale ma gli ultimi studi sostengono che le piante abbiano una loro socialità e un sistema nervoso che fin’ora è stato appannaggio solo del mondo animale. La viticoltura di precisione è la possibilità di poter conoscere e approfondire in maniera dettagliata lo stato in cui ogni pianta si trova. Se riflettiamo, questa era la condizione che si verificava prima dell’avvento della meccanizzazione spinta, quando il viticoltore entrava nel vigneto a piedi e conosceva ogni singola pianta che gestiva in maniera manuale. C’era un contatto fisico fondamentale che poi si è perso, come si è persa la sensibilità e la conoscenza del vigneto”. Santangelo si riferisce a una conoscenza empirica figlia di una lunga tradizione contadina. “Oggi la viticoltura di precisione si avvale di strumenti tecnologici come droni o satelliti che consentono di riacquisire queste informazioni puntuali. Ci sono anche nuovi occhi a nostra disposizione come i sensori a raggi infrarossi che ci indicano per esempio lo stato idrico e sanitario delle piante”. È chiaro che il suo lavoro si muove tra innovazione e tradizione. “Sono nato e cresciuto in queste terre, in mezzo ai vigneti di mio padre. Fin da piccolo avevo un rapporto simbiotico con le piante, ci capivamo… sembra assurdo ma è così!”. Sorride e alla fine afferma quello che avevamo compreso fin dall’inizio: “Questa è la mia vocazione, non mi vedo altrove”. Ebbene, non ne avevamo dubbi.

Abc della sostenibilità in vigna

Biologico certificato: la produzione biologica è un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basata sull’interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi per prodotti ottenuti ai sensi del regolamento CE 834 del 2007

 

Consociazione: coesistenza sullo stesso appezzamento di due o più specie vegetali

 

Inerbimento: pratica agronomica consistente nel mantenere una copertura vegetale sul suolo in modo permanente o temporaneo; può essere spontaneo o ottenuto da semina

Potatura verde: intervento di potatura della vite effettuato nel periodo vegetativo della pianta per garantire un buon equilibrio vegeto-produttivo

 

Sovescio: pratica agronomica consistente nell’interramento di una coltura erbacea rappresentata da leguminose o miscugli di leguminose e graminacee ai fini dell’aumento della sostanza organica del suolo e azoto organico

 

Viticoltura eroica: tipologia di viticoltura praticata in ambienti che presentano fattori limitanti (aspetti pedologici e climatici)

5. Vinzia Novara, il racconto della Sicilia nel mondo

“Nasco ieri, ho attraversato il tempo e vivo nel futuro”. Inizia così il racconto di Vinzia Novara, una delle anime di Firriato, la donna che ha rappresentato non solo il marchio ma l’intera Sicilia nel mondo. Vinzia si presenta come una Signora del tempo, capace di custodire i valori di questa terra, di trasmetterli all’oggi e di consegnarli al domani. Ha una presenza magnetica, esuberante ed elegante allo stesso tempo. C’è qualcosa di indomito in lei che la rende estremamente affascinante. Spalle aperte, sguardo fiero, la sua postura è radicata e slanciata. Arriva a Baglio Sorìa con Greta, la sua fedele Rhodesian. Ci invita ad accomodarci in uno dei suoi angoli preferiti (rigorosamente in mezzo ai vini!), Greta si stende tranquilla ai suoi piedi e noi conversiamo serenamente.

Vinzia è un’abile narratrice, ascoltarla è un piacere. “Firriato è stato per me l’aver messo in pratica quello che ho sempre sentito e vissuto: il legame con la terra. Sono entrata nel mondo del vino da neofita e mi sono resa conto che tutti parlavano del vino ma nessuno descriveva il suo legame con la terra. Per me invece la bottiglia è da sempre una portatrice inconsapevole di questo valore: la terra”. Vinzia con la sua sensibilità e il suo grande lavoro comunicativo ha saputo colmare il vuoto tra la bottiglia e il mondo che le sta dietro: “Si chiama cultura questa. Per vent’anni ho viaggiato per raccontare nel mondo i nostri vitigni autoctoni e la Sicilia”. Un ruolo di grande responsabilità rivestito da una donna che con coraggio e disinvoltura si è fatta strada in un settore maschile. “In casa mia le donne hanno sempre avuto un ruolo centrale, alla pari degli uomini”, ci spiega. “Mio nonno ci ha insegnato a tirare al piattello e a cambiare le ruote delle macchine”. Dalla famiglia viene anche la grande passione per lo sport, in particolare per la corsa: “Lo sport per me è libertà. La forza fisica è diventata la forza del mio carattere: la fatica, il sacrificio… ecco, questa natura mai stanca è stata forgiata anche grazie allo sport”.

Vinzia Novara nel cortile di Baglio Sorìa © Alessia Rauseo/LifeGate