Rock Files Today – 30 Aprile – Lester Bangs

Oggi, 30 aprile 1982. Sono le 8 e un quarto di sera. Lester Bangs sta rientrando nel suo appartamento newyorkese al numero 542 della Sesta Strada, a nord della 14esima.


Oggi, 30 aprile 1982.
Sono le 8 e un quarto di sera. Lester Bangs sta rientrando nel suo
appartamento newyorkese al numero 542 della Sesta Strada, a nord
della 14esima.

Non si sente bene. Dev’essere quella brutta influenza che
c’è in giro che lo sta abbattendo da un paio di giorni. Il
suo vicino di casa (Abel Shaker) lo vede, lo saluta e capisce che
qualcosa non va. “Tutto bene Les?”. “Sì, sto una meraviglia
…”.
Lester diceva sempre a tutti così: sto una meraviglia

E mai, come negli ultimi 6 mesi, diceva la verità: aveva
smesso con le droghe e persino il suo loft (celebre per il degrado
e lo squallore) sembrava rimesso a lucido.

Lester entra in casa, non chiude nemmeno la porta, mette sul
piatto del giradischi il suo album preferito di quei giorni e
crolla sul divano: nel giro di mezz’ora la sua amica Nancy Stillman
sarebbe arrivata per una serata di musica. Vuole riposarsi un
pochino.

Quando Nancy arriva vede Lester sul divano, a faccia in
giù con un braccio che penzola. E’ una posa abituale per
lui, quando dorme.

Solo che stavolta Lester non dorme …

Sul piatto sta girando il miglior album degli Human League
(Dare) ma Lester Bangs, il più famoso giornalista rock della
storia, non lo sta più ascoltando. E’ morto da qualche
minuto, forse per una dose di eroina tagliata male, forse per un
mix letale di droga e farmaci ingeriti per curare l’influenza.

Il ragazzo che aveva mandato la sua prima recensione alla
Rolling Stone con una nota a piè di pagina (“se non la
pubblicata, mi dovete spiegare il perché”) ora giace senza
vita, senza ancora aver compiuto 34 anni, come molti dei suoi eroi
musicali.

Eccentrico, irriverente, trasgressivo e geniale, Lester Bangs
è stato il Jimi Hendrix della critica rock: talmente
originale che tentare di copiarlo diventa un’operazione ai confini
del ridicolo. Bangs non aveva timore di stroncare i grandi, specie
quando i grandi sbagliavano. Per uno solo, ha avuto una
predilezione speciale: il suo nome è Lou Reed.

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