Cicloturismo

Biocycling in Cile per scoprire la permacultura e la vita in comunità

Continua il diario di viaggio della famiglia in bici. A Coyhaique il raduno nazionale EcoChile, dove si insegna la permacultura e stili di vita sostenibili.

Sebastien, Alberta, Angela e Anna hanno lasciato la Carretera Austral per dirigersi verso l’isola di Chiloè, passando per Coyhaique, dove hanno collaborato alla realizzazione del terzo incontro nazionale sulla vita sostenibile.

 

biocycling
Carretera Austral verso Coyhaique. © Biocycling

 

Paessaggi selvaggi e stili di vita sostenibili. In viaggio con Biocycling

 

Fiordi, vulcani, verdeggianti monti con ghiacciai che rilasciano le loro gelide acque in un groviglio di cascate che terminano la loro corsa direttamente nell’Oceano Pacifico. Questo è il paesaggio che osserviamo dall’oblò dell’imbarcazione che ci sta portando a Queillon, al sud dell’Isola di Chiloè; trenta ore di lenta navigazione che ci permettono di raccogliere le idee e ripensare a quello che è stato in queste ultime settimane.

A Coyhaique, capitale della regione di Aysen, abbiamo avuto l’occasione di lavorare come volontari nella preparazione del terzo incontro nazionale di EcoChile, il raduno delle iniziative di vita sostenibile di tutto il Paese. Ad ospitare l’evento è il centro “Minga Alegre”, nel quale approfondiamo sia gli aspetti teorici che pratici della permacultura, un approccio diffuso a livello mondiale che prevede la progettazione di insediamenti umani sostenibili, basandosi sull’osservazione ed il rispetto degli ecosistemi e delle persone, ripartendo gli eccedenti.

 

Angela e Anna giocano scalze con gli altri bambini homeschoolers e imparano a cantare brani in spagnolo, a suonare la trutruka e si rilassano con le tele da aero-yoga.

L’impatto iniziale è forte, non è facile abituarsi ed abituare le bambine a dieci lunghi giorni di vita comunitaria: colazione, pranzo e cena sono vegetariani e condividisi e di notte ognuno dorme nella propria tenda. Le strutture che ospiteranno l’evento sono costruite dai ragazzi che abitano qui, con uno scheletro di legno, i cui muri di paglia e fango sono incompleti al momento del nostro arrivo; così tiriamo su le maniche e immergiamo le braccia nella fredda mescola, aiutando a terminare le strutture che accoglieranno i laboratori per adulti e bambini.

 

Arrivano i primi ospiti e non tutto è stato ultimato, così che abbiamo modo di capire il significato profondo di “minga”, la chiamata ad una partecipazione comunitaria per un progetto di fine collettivo: si organizzeranno turni con divisione dei compiti, per rendere tutto più efficiente e accogliente e ognuno mette a disposizione le proprie risorse e competenze. I laboratori sono tenuti dagli stessi partecipanti, nell’ottica di uno scambio reciproco di conoscenze: capiamo l’importanza del bagno secco e del domo geodesico, il  funzionamento della cucina rocket e ci caliamo nella storia e geografia della regione. Angela e Anna giocano scalze con gli altri bambini homeschoolers e imparano a cantare brani in spagnolo, a suonare la trutruka (tromba mapuche) e si rilassano con le tele da aero-yoga.

 

Anche noi mettiamo a disposizione la nostra energia per coinvolgere chi ci ascolta, nel sogno di questa giovane famiglia diventato un progetto concreto, raccogliendo molti nuovi indirizzi di persone da andare a trovare nel nostro cammino verso nord.

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