Calotta glaciale artica, l’estensione invernale si conferma ai minimi storici

Come accaduto lo scorso anno, anche nel 2026 l’estensione invernale della calotta glaciale artica è nettamente inferiore al periodo 1981-2010.

L’estensione massima invernale della calotta glaciale artica ha registrato, per il secondo anno consecutivo, un dato particolarmente preoccupante. Al 15 marzo scorso, si sono raggiunti appena i 14,29 milioni di chilometri quadrati: un dato simile a quello dell’inverno del 2025, quando si era arrivati a 14,31 milioni. Da quando le misurazioni via satellite vengono effettuate con regolarità, ovvero dal 1979, soltanto in questi due anni la superficie della banchisa ha raggiunto dimensioni così ridotte.

 

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Non solo estensione ridotta: il ghiaccio artico è anche più sottile

A spiegarlo è un report pubblicato dalla Nasa, in collaborazione con il National snow and ice data center (Nsidc) dell’università del Colorado. Che hanno lanciato un secondo allarme: ad inquietare gli scienziati non è infatti soltanto la dimensione ridotta della calotta, ma anche il suo spessore. “Basandoci sulle osservazioni satellitari – ha spiegato Nathan Kurtz, a capo del Laboratorio di scienze della criosfera presso l’agenzia spaziale statunitense – possiamo concludere che buona parte del ghiaccio artico quest’anno risulta più sottile, specialmente nel mare di Barents, a nord-est della Groenlandia”.

La Nasa ha anche precisato che l’estensione della calotta – che è definita tale prendendo in considerazione le aree nelle quali è presente una concentrazione di ghiaccio pari ad almeno il 15 per cento, quest’anno è stata inferiore di circa 1,3 milioni di chilometri quadrati rispetto alla media del periodo compreso tra il 1981 e il 2010.

Il riscaldamento climatico è più marcato nell'Artico rispetto al resto del mondo
Il riscaldamento climatico è più intenso nell’Artico rispetto al resto del mondo © Jonathan Nackstrand/Afp/Getty Images

Il riscaldamento climatico è più intenso nella regione artica

Si tratta di dati che non fanno che confermare l’impatto del riscaldamento climatico provocato dalle attività antropiche, a partire dalla combustione di carbone, petrolio e gas. E che risultano “molto allarmanti”, come dichiarato a Carbon Brief da Zack Labe, scienziato di Climate Central. L’aumento delle temperature sulla superficie delle terre emerse e degli oceani non è infatti uniforme: da molti anni ormai è chiaro che proprio nella regione artica il fenomeno risulta più intenso. Con tutto ciò che questo comporta sia a livello locale che globale.

Se infatti, come spiegato dal Walt Meier, ricercatore del Nsidc, “uno o due anni con valori bassi non significano necessariamente qualcosa”, la tendenza di lungo periodo appare indiscutibile. L’agenzia spaziale americana evidenzia inoltre come, di recente, si sia formata una minore quantità di ghiaccio nuovo, il che rende minore l’accumulo di quello pluriennale.

L’innesco di un pericoloso circolo vizioso

Come se non bastasse, la diminuzione della porzione di ghiaccio bianca, che riflette i raggi del sole, implica un aumento della superficie di acqua esposta. Quest’ultima è ben più scura, e assorbe di conseguenza maggiormente il calore, incidendo sulla retroazione dell’albedo del ghiaccio e innescando un pericoloso circolo vizioso che aggrava ulteriormente i cambiamenti climatici.

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