“Clima, tutti gli indicatori sono in rosso”. L’allarmante rapporto annuale dell’Omm

Il rapporto annuale dell’Organizzazione meteorologica mondiale traccia un quadro inquietante sullo stato del clima della Terra.

Le brutte notizie quando si parla di clima non sono di certo rare. Da anni, infatti, si susseguono record in termini di aumento della temperatura media globale e di concentrazione di gas ad effetto serra nell’atmosfera terrestre. Di conseguenza, comunicare la gravità di nuovi dati risulta particolarmente difficile. Eppure, ciò che è contenuto nel nuovo rapporto annuale dell’Organizzazione meteorologica mondiale (Omm) è davvero allarmante.

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L’aumento della temperatura media globale tra il 1850 e il 2025 © Wmo

Clima, l’ultimo ultimo decennio ha registrato record di caldo a livello globale

Il documento, intitolato State of the Global Climate 2025, e pubblicato in occasione della Giornata mondiale della meteorologia, spiega che gli undici anni più caldi mai registrati da quando le temperature vengono raccolte con regolarità sono tutti concentrati nel periodo che va dal 2015 al 2025. Inoltre, in particolare l’ultimo anno della serie sarà probabilmente (i dati devono essere ancora affinati) al secondo o al terzo posto nella per nulla virtuosa classifica, con una temperatura media globale di 1,43 gradi centigradi superiore rispetto al periodo pre-industriale. Prima cioè che l’uomo cominciasse a bruciare in maniera massiccia con combustibili fossili per alimentare le proprie produzioni, a partire dalla metà dell’Ottocento.

Il rapporto sottolinea inoltre il moltiplicarsi, come ampiamente previsto dagli scienziati, degli eventi meteorologici estremi: ondate di caldo e siccità, precipitazioni torrenziali, incendi, uragani, tempeste e inondazioni, mentre al contempo cresce la temperatura degli oceani e diminuisce inarrestabilmente l’estensione della calotta glaciale artica.

Eventi estremi sempre più frequenti a causa del clima: in California 41,1 gradi centigradi in pieno inverno

Ultima notizia in termini di tempo è quella che proviene dalla costa occidentale degli Stati Uniti, dove in pieno inverno un’isola di calore ha portato i termometri a livelli folli. A Phoenix, in Arizona, il termometro ha raggiunto i 38,9 gradi centigradi lo scorso 18 marzo. Ancor più caldo in California: a Palm Springs si è toccato un record di 41,1 gradi, mentre a Fort Collins, in Colorado, a 1.525 metri di altitudine, la colonnina di mercurio ha raggiunto i 28,9 gradi.

“Il clima si trova in uno stato d’emergenza. La Terra è spinta al di là dei propri limiti. Tutti gli indicatori climatici sono in rosso”, ha commentato il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres. “L’umanità ha appena vissuto gli undici anni più caldi di sempre. Se qualcosa si ripete per undici volte, non può essere una coincidenza. È un appello ad agire”. Non a caso, il tema scelto per la Giornata mondiale, quest’anno, è “Osservare oggi, proteggere domani”.

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Gas ad effetto serra, concentrazione mai così elevata da 800mila anni

Per la prima volta, il rapporto illustra lo “squilibrio energetico” del Pianeta, ovvero i dati relativi all’energia che entra ed esce dal sistema terrestre: “In un clima stabile, i due valori sono all’incirca identici. Tale equilibrio è però destabilizzato proprio dall’aumento della concentrazione di gas ad effetto serra come biossido di carbonio, metano e protossido di azoto, che hanno raggiunto i livelli più elevati da almeno 800mila anni”.

Un'illustrazione grafica dello "squilibrio energetico" della Terra
Un’illustrazione grafica dello “squilibrio energetico” della Terra © Wmo

A conferma dei cambiamenti climatici in atto, inoltre, il report dell’Omm conferma che tale squilibrio si è accentuato rispetto all’inizio delle osservazioni, negli anni Sessanta del secolo scorso. “Il progresso scientifico ci permette di comprendere meglio questo indicatore, così come la realtà che fronteggiano attualmente la Terra e il suo clima. Le attività umane perturbano sempre più l’equilibrio naturale, e dovremo vivere centinaia, forse migliaia di anni pagandone le conseguenze”, ha affermato la segretaria generale dell’Organizzazione meteorologica mondiale, Celeste Saulo. La stessa dirigente ha sottolineato come, soltanto nel 2025, gli eventi estremi abbiano causato migliaia di morti, colpito milioni di persone e comportato perdite economiche per miliardi di dollari.

Gli effetti nefasti della CO2 sugli oceani

A patirne le conseguenze sono anche gli oceani, la cui temperatura media, come accennato, non cessa di crescere. Ciò contribuisce all’innalzamento del livello dei mari e alle conseguenti inondazioni di zone costiere in tutto il mondo. Ma a preoccupare è anche l’acidificazione dei mari, dipesa dal fatto che la CO2 prodotta dalle attività umane e dispersa nell’atmosfera viene in gran parte assorbita proprio dagli oceani.

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La crescita della temperatura degli oceani tra il 1960 e il 2025 © Wmo

Il risultato è una modificazione del pH (il tasso di acidità) considerata ormai irreversibile per secoli, che comporterà a sua volta conseguenze sulla flora e la fauna marine, con gravi perdite di biodiversità.

Ciò nonostante, l’umanità continua imperterrita a bruciare carbone, petrolio e gas, e a non sviluppare al ritmo necessario le alternative disponibili. Un’insufficienza nell’azione dei governi che è resa ancor più lampante ogni volta che ci si trova ad affrontare una crisi internazionale: “In questi tempi di guerra, lo stress climatico rivela un’altra verità: la nostra dipendenza dai combustibili fossili destabilizza non soltanto il clima ma anche la sicurezza mondiale. Il rapporto pubblicato oggi dall’OMM ci dice che il caos climatico sta accelerando e che qualsiasi tergiversazione sarà fatale”, ha concluso Guterres.

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