Marche e Abruzzo messe in ginocchio dal maltempo

Pioggia, vento e grandine si sono abbattuti sulla costa adriatica, provocando la morte di un uomo, diversi feriti e ingenti danni.

Non serve scomodare lo scioglimento dei ghiacci artici o l’acidificazione degli oceani, gli effetti dei cambiamenti climatici sono sotto i nostri occhi. Lo dimostra la crescente frequenza con cui fenomeni climatici estremi si abbattono sulle nostre città. L’aumento delle temperature globali fa sì che l’acqua in superficie evapori più velocemente, caricando l’aria di umidità e aumentando la frequenza e l’intensità di temporali e trombe d’aria. Se un tempo certi fenomeni, come piogge torrenziali o venti particolarmente violenti, erano eccezionali, ora stanno diventando abituali e le città che non si adeguano adottando strategie di resilienza ne subiranno sempre più gli effetti. L’ultima testimonianza dell’esacerbarsi di questa tendenza arriva da Marche e Abruzzo, colpite lo scorso 10 luglio da una furiosa ondata di maltempo.

Costa senigalliese prima del temporale
Pioggia, vento e grandine hanno causato danni a persone e cose, provocando l’interruzione di strade e linee elettriche e costringendo i vigili del fuoco a interventi straordinari © Giulia Brenna

Paura sulla costa adriatica

La costa adriatica è stata spazzata da venti che hanno raggiunto i 150 chilometri orari e su di essa si sono abbattute tempeste e grandinate. Il maltempo ha causato la morte di un uomo, a Osimo, in provincia di Ancona, colpito da un infarto durante la tempesta. Decine sono invece i feriti causati da grandine, incidenti stradali e alberi abbattuti dal fortunale. Un uomo, sorpreso in mare dalla tempesta, è stato salvato dalla Guardia costiera a 500 metri dalla costa. La straordinaria quantità di acqua caduta in poco tempo ha inoltre provocato numerosi disagi e causato l’interruzione di strade e linee ferroviarie. A Senigallia, in provincia di Ancona, la chiusura dei sottopassaggi ha di fatto isolato per ore il lungomare.

 

Violenta grandinata a Pescara

Tra le città più colpite c’è il capoluogo abruzzese, sul quale si è abbattuta un’incredibile grandinata, con chicchi del diametro fino a 5 centimetri. La grandine ha ferito, in maniera non grave, circa venti persone e provocato numerosi danni ad auto e abitazioni. “La grandinata che si è abbattuta sulla città è stata violentissima con chicchi di grandine grandi come palle da baseball – ha dichiarato il sindaco di Pescara, Carlo Masci. – Ho parlato con il presidente del consiglio regionale e abbiamo attivato le procedure per la richiesta dello stato di calamità”. Il violento acquazzone che è seguito alla grandine ha inoltre provocato l’allagamento dei seminterrati dell’ospedale Santo Spirito e messo fuori uso cucine, farmacia e parcheggi della struttura. Violente grandinate, anche se più brevi, hanno colpito anche Venafro, in Molise, e l’Emilia Romagna, causando gravi danni alle colture.  

Stabilimenti balneari distrutti

La furia degli elementi ha colpito in particolare gli stabilimenti balneari, da Fano a Pesaro, da Sirolo a San Benedetto del Tronto. Il vento ha letteralmente sradicato ombrelloni e altre strutture e fatto volare sdraio e lettini. La spiaggia di Numana, perla del Conero, è tra le più danneggiate a causa di una tromba d’aria e la riapertura di diversi stabilimenti è a rischio. Il sindaco di Numana, Gianluigi Tombolini, ha però rassicurato residenti e turisti. “Siamo in grado di assicurare sicurezza ai cittadini e il funzionamento di tutti i servizi ai turisti. I danni sono sicuramente ingenti, l’evento è stato rapido e devastante, ma abbiamo ripristinato tutti i servizi”.

La quiete dopo la tempesta

L’allerta nelle Marche è durata fino alle 24 del 10 luglio, ma in serata il meteo si è placato e, per ora, è tornato a splendere il sole. Il rischio nubifragi è però ancora presente e riguarda anche altre regioni italiane, la protezione civile ha infatti diramato un’allerta meteo arancione per rischio temporali in Toscana. L’allerta gialla riguarda invece molte regioni della penisola: Lombardia, Veneto, Liguria, Emilia-Romagna, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Basilicata, Calabria e Puglia.

 

Articoli correlati