Cosa perde una città quando perde un teatro?

Il 17 febbraio, un incendio ha distrutto il Teatro Sannazaro di Napoli. Partono le donazioni, gli artisti si mobilitano, ma è possibile ricostruire?

  • I danni dell’incendio che ha colpito il Teatro Sannazaro di Napoli sono sui 60-70 milioni di euro
  • Nel 1996, le fiamme bruciarono anche il Teatro La Fenice di Venezia che riaprì sette anni dopo
  • Per un teatro, avere una governance frammentata è un ostacolo alla ricostruzione

La cupola bruciava. Nella notte di martedì 17 febbraio, un incendio è divampato nello storico Teatro Sannazaro di Napoli. Ventidue appartamenti evacuati e danni che potrebbero ammontare intorno ai 60-70 milioni di euro. L’origine delle fiamme resta sconosciuta, e la procura di Napoli indagherà per incendio colposo a carico di ignoti. Costruito nel cuore di Via Chiaia, il Teatro Sannazaro fu inaugurato nel 1847 e ospitò sul palco grandi figure dello spettacolo, da Eleonora Duse a Luisa Conte. Perdere un teatro, cioè uno spazio di cultura è un immenso lutto cittadino. Lo avevamo visto durante il Covid quando la chiusura di cinema e teatri aveva ridotto le esperienze di condivisione e dialogo. Ma, in generale, a dirci che il ruolo dei luoghi di cultura è centrale per una comunità, ci sono moltissime ragioni. Fa da archivio vivente, aumenta la vivibilità di intere strade, e crea un riferimento nella mappa mentale della città. Non è un caso che in certi posti, come Bologna, dal 2022 c’è un sito che ti dice dove sono tutti i teatri del territorio.  

Ma perdere un teatro significa perdere anche entrate economiche. Parliamo di biglietti, punti ristoro ma anche dei servizi che vi orbitano intorno: taxi, cene, alloggi, parcheggi. In Italia, nel 2024 la filiera cultura ha generato (compresi questi valori aggiunti) 296,9 miliardi di euro. Nel 2023, infatti, almeno un italiano su cinque (il 19,8% contro il 12% del 2022) è andato a teatro, per un totale di ventisei milioni di biglietti venduti.  

Teatro Sannazaro Napoli
Il Teatro Sannazaro prima dell’incendio © Tuttoilmondo/LaPresse

La tradizione degli incendi nei teatri e non solo

Non è il primo incendio che colpisce un teatro o un luogo simbolico e di cultura. Nella storia recente, il primo fu quello che mandò in macerie il Globe Theatre di Londra nel 1613 durante uno spettacolo di Enrico VIII di Shakespeare. L’inizio di una lunga serie: il Teatro San Carlo di Napoli nel 1815, il Teatro Liceu di Barcellona nel 1861 e nel 1994, l’Iroquois Theater di Chicago nel 1903, il Teatro Petruzzelli di Bari nel 1991. Vittima gloriosa fu anche il Teatro La Fenice di Venezia che nel 1996 fu distrutto da un rogo dolosoLa sua ricostruzione impiegò sette anni e riprese lo stesso motto (com’era, dov’era) che fu usato per il campanile di San Marco dopo il crollo. Per il restauro si scelse il modello ricostruttivo-conservativo, con lo scopo di mantenere più fedeltà possibile all’originale, evitando feticismi di rovine e statue amputate. 
Recentissima è invece la rinascita della cattedrale di Notre Dame a Parigi che andò in fiamme nel 2019 per un cortocircuito elettrico. L’incendio provocò il crollo della guglia e di due terzi del tetto. Ma encomiabile fu la risposta collettiva: 846 milioni di euro donati nelle prime 48 ore dall’incendio e una mobilitazione di artigiani e specialisti per contribuire alla ricostruzione.

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Quello che serve a un teatro per rinascere

Quando una città perde un teatro, possono succedere diverse cose. Dopo l’incendio nel Teatro Sannazaro, a Napoli, ora, si moltiplicano le raccolte fondi online, mentre tanti artisti si dicono pronti a contribuire alla seconda vita del teatro. Quello che serve è sciogliere un nodo: chi pagherà?
In passato, molte realtà (per esempio, il Teatro Petruzzelli di Bari) hanno visto la ricostruzione partire in ritardo, specialmente per una governance frammentata. Questo è successo perché spesso i teatri e i luoghi di cultura sono di proprietà miste, in cui soggetti privati e pubblici convivono. Ogni soggetto porta interessi, tempi e logiche diverse con l’inevitabile prolungamento dei tempi di ricostruzione.
Un’altra questione è che, invece, lo Stato italiano prevede ogni anno dei contributi economici a quello che succede dentro i teatri, cioè gli spettacoli, ma non alle infrastrutture. Nel caso specifico del Teatro Sannazaro di Napoli, la proprietà è privata ma restano indispensabili le volontà politiche e civili per portare avanti un progetto convincente di riqualificazione. 
In più, non è solo il sostegno economico a servire. Quando un teatro muore, il tempo passa e la comunità di tecnici, artisti e spettatori tende a disgregarsi. Il grande impegno sta nel mantenerla viva, preservarla, oppure, un domani, ricostruirla. 

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