The Monkees, un successo studiato a tavolino

13 maggio 1967: il secondo album dei The Monkees è in testa alle classifiche. A scegliere i quattro componenti della band è un casting vero e proprio

Nato sull’onda del successo mondiale di A Hard Day’s Night ed Help! dei Beatles, il Monkey Show della NBC vede protagonisti quattro giovani ragazzi scelti con un casting vero e proprio. Gli ideatori e produttori esecutivi Bert Schneider e Robert “Bob” Rafelson visionano più di 400 giovani prima di scegliere i quattro Monkees. Tra gli esclusi eccellenti si segnalano Stephen Stills e Charles Manson (il futuro assassino di Sharon Tate).

 

 

I primi due dischi tratti dalla serie sono suonati e cantati – a parte alcune tracce vocali – da session man: questo non impedisce tuttavia al gruppo di diventare popolarissimo, tanto che il 13 maggio del 1967 il secondo album More of The Monkees raggiunge la prima posizione della classifica americana, grazie soprattutto al fortunato singolo I’m a Believer.

 

Nonostante siano di fatto nati a tavolino, i Monkees non erano solo bravi attori: Mike Nesmith, che presto diventa il leader della band, si dimostra presto un buon autore di canzoni e un discreto musicista. Non bravo abbastanza però da giustificare l’idea bislacca del tour del 1967, quando ad aprire i concerti dei Monkees c’era la Jimi Hendrix Experience. Ovviamente c’era un abisso tra le due formazioni anche se alle ragazzine presenti a quei concerti importava solo di vedere il bel faccino pulito di Davy Jones.

 

Roberto Vivaldelli

 

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