Billie Holiday, un lato B magico

Il 10 luglio 1936 Billie Holiday è in studio per registrare Billie’s Blues, lato B della celebre Summertime.

Ha solamente 21 anni quando Eleonora Fagan, conosciuta ai più come Billie Holiday (o Lady Day), incide Billie’s Blues, straordinario lato B dello standard Summertime. Sotto la guida del produttore Bernie Hanigen, Billie Holiday e la sua Orchestra (Bunny Berigan, Artie Shaw, Joe Bushkin, Dick McDonough, Pete Peterson, Cozy Cole) registrano in quei giorni anche Did I Remember?, No Regrets e la già citata Summertime. È una Lady Day non ancora al top delle sue prodigiose potenzialità ma che comunque canta con un’impeto e un trasporto emotivo che ha pochi eguali nella storia. Il 1° agosto del 1936 esce Summertime/Billie’s Blues e a settembre raggiunge la 12esima posizione della classifica americana, diventando un 78 giri di successo.

 

L’anno della svolta, per quella che è ritenuta una delle più grandi voci del ’900, era stato il 1935: il boom del jukebox, il New Deal del Presidente Roosvelt e la fine del proibizionismo, permettono a Lady Day – scoperta nel ’33 da un giovanissimo John Hammond – di esibirsi più facilmente nei locali e di poter registrare più frequentemente in studio. In questo periodo, da una parte divide il suo nome sui 78 giri alternandolo con quello del pianista swing Teddy Wilson per doveri contrattuali, ma, soprattutto, dall’altra conosce il fidato amico Lester Young. Nel 1939 incide Strange Fruit, coraggiosissima presa di posizione contro le discriminazioni razziali nell’America della segregazione più dura e cruenta. Forse il momento più alto di una carriera straordinaria, purtroppo segnata da eccessi di alcol, droga e relazioni burrascose. Muore il 17 luglio 1959 all’età di 44 anni a seguito di un’epatite. Questo il ricordo di Miles Davis:

 

“Era una donna molto dolce, molto calda… aveva un aspetto da indiana con la pelle vellutata, marrone chiaro… Billie era una donna splendida prima che l’alcool e la droga la distruggessero. … Ogni volta che mi capitava di incontrarla le chiedevo di cantare ‘I Loves you, Porgy’, perché ogni volta che lei cantava ‘non lasciare che mi tocchi con le sue mani calde’ potevi praticamente sentire quello che sentiva lei. Il modo in cui la cantava era magnifico e triste. Tutti quanti amavano Billie”.

 

Roberto Vivaldelli

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