L’Assemblea generale dell’Onu ha riconosciuto la responsabilità dei governi sul clima, ma solo grazie a un testo indebolito rispetto al progetto iniziale.
Secondo il “Climate Change Vulnerability Index 2012” : Haiti, Bangladesh, Zimbabwe, Sierra Leone esono tra i paesi a rischio maggiore
Secondo lo studio, tra i trenta stati catalogati come “a rischio estremo”, la piccola e già sfortunata Haiti è quella con il coefficiente più alto. A seguire si trovano Bangladesh e Zimbabwe, Sierra Leone e Madagascar. L’Europa, invece, è considerata un continente relativamente sicuro.
Così se al 28° posto troviamo l’India, al 37° la Thailandia e al 98° la Cina, i paesi europei, soprattutto quelli scandinavi, sono difficili da scovare. Anche l’Italia viene catalogata come un paese “a basso rischio” fermandosi alla posizione numero 124. Nonostante questo, alcune zone del Mezzogiorno (come le isole) e la pianura padana occidentale (Venezia) sono da tenere sotto controllo. All’ultimo posto, quello più ambito, troviamo l’Islanda che viene definita come la nazione più al sicura al mondo.
Le città
Il rapporto ha preso in considerazione anche le venti città più esposte ai cambiamenti climatici. Chittagong (la capitale del Bangladesh), Addis Abeba e Giacarta potrebbero soffrire gravi danni, soprattutto considerando che la popolazione di queste metropoli è destinata a crescere vertiginosamente mettendo in pericolo la vita di milioni di persone. Sotto osservazione anche Mumbai, Kinshasa e Kabul.
Potete scaricare il rapporto completo, previa registrazione, all’indirizzo maplecroft.com. Nella mappa il grado di vulnerabilità è più elevato nelle zone in cui la tonalità di verde è più scura.
Siamo anche su WhatsApp. Segui il canale ufficiale LifeGate per restare aggiornata, aggiornato sulle ultime notizie e sulle nostre attività.
![]()
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale - Non opere derivate 4.0 Internazionale.
L’Assemblea generale dell’Onu ha riconosciuto la responsabilità dei governi sul clima, ma solo grazie a un testo indebolito rispetto al progetto iniziale.
Una commissione indipendente dell’Oms ha inviato delle raccomandazioni ai governi per fronteggiare il clima che cambia e tutelare la salute.
Numerosi studi spiegano che i cambiamenti climatici, i pesticidi e l’artificializzazione dei suoli stanno decimando le popolazioni di uccelli.
L’Agenzia internazionale dell’energia spiega che nel 2025 le emissioni di metano sono state pari a 580 milioni di tonnellate.
La frequenza e l’intensità degli eventi di caldo estremo sono in aumento: agricoltura e allevamento sono i settori colpiti più duramente con stress per le colture, gli animali e i lavoratori.
La Conferenza di Santa Marta ha quasi fatto il miracolo: un piano d’azione contro i combustibili fossili con obiettivi al 2050.
Il rapporto sullo Stato del clima in Europa mostra un quadro inquietante: nel Vecchio Continente la crisi è più grave che nel resto del mondo.
In numerose regioni del mondo la siccità sta provocando fughe di massa, rischio di incendi, allarmi per l’approvvigionamento idrico.
Al via il summit sul clima a Santa Marta, in Colombia: la risposta dei “volenterosi” ai negoziati delle Cop. Ma senza Usa e Cina è dura.
