Coronavirus

La relazione pericolosa tra coronavirus e inquinamento atmosferico

Sulla relazione tra nuovo coronavirus e inquinamento atmosferico e qualità dell’aria se ne sono scritte e dette tante. Questo approfondimento cerca di chiarire i fatti al netto delle opinioni.

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Le immagini dei satelliti non lasciano spazio a dubbi. Il lockdown, il blocco (quasi) totale, l’isolamento imposto in seguito alla pandemia da nuovo coronavirus in Cina e poi in Italia ha, forse, avuto un solo effetto desiderato: la riduzione dello smog. In particolare il fermo delle attività umane in pianura Padana, una delle aree più inquinate d’Europa, stanno rendendo visibili “a occhio nudo” la diminuzione di alcuni inquinanti, tra cui il temibile biossido di azoto (NO2), che da solo causa ogni anno la morte precoce in Italia di 14.600 persone sulle 76.200 complessive per inquinamento e polveri sottili, secondo le stime dell’Agenzia europea per l’ambiente.

I satelliti mostrano la pianura Padana libera dallo smog

Come anticipato da Nasa e Esa, le agenzie spaziali di Stati Uniti ed Europa, e poi confermato dal servizio di monitoraggio dell’atmosfera di Copernicus, il programma di osservazione della Terra dell’Unione europea, l’effetto Covid-19 sulla qualità dell’aria lombarda, ha provocato una riduzione della densità di concentrazione di NO2 del 10 per cento a settimana, nell’ultimo mese. A Milano, spiegano gli esperti, “le concentrazioni medie di biossido di azoto erano circa 65 μg per metro cubo a gennaio, 50 microgrammi (μg) per metro cubo a febbraio e meno di 40 μg per metro cubo, nella prima metà di marzo”.

Tendenze simili si riscontrano in altre città del Nord Italia, come Torino o Bergamo. A Bologna, le concentrazioni erano in media intorno ai 30 μg per metro cubo, a gennaio. “Il biossido di azoto è un inquinante di breve durata. Una volta emesso, rimane nell’atmosfera generalmente meno di un giorno prima di essere depositato o reagire con altri gas nell’atmosfera”, ribadiscono gli esperti di Copernicus.


Un blocco non basta per risolvere il problema

I dati, sottolineano da più parti gli esperti europei e italiani, vanno interpretati con accuratezza e nel tempo, non nell’immediato, “in quanto sono variabili e determinati anche dai venti e dal regime meteorologico. Variazioni che rendono difficile rilevare e caratterizzare le tendenze nel breve periodo”. E che non possono essere valutati in modo frettoloso, ribadiscono anche i tecnici ambientali di Arpa Lombardia “Non si può quindi semplicemente confrontare la situazione di queste tre settimane con quella dell’anno precedente o delle tre settimane precedenti”.

Anzi, sottolineano da Copernicus, “come paradosso, fino a quando non verrà deciso un blocco completo, le emissioni di alcuni settori, come quelli dovuti al riscaldamento o alle industrie potrebbero aumentare”. Sottolineando, quindi, che la valutazione definitiva sarà possibile solo in una fase successiva, quando saranno disponibili le statistiche definitive su traffico, industria, domanda di energia.

L’inquinamento atmosferico è influenzato anche dal meteo

L’esperto di cambiamenti climatici Stefano Caserini, ingegnere ambientale, ha elaborato una serie di riflessioni sull’effetto del coronavirus nella lotta contro lo smog e il riscaldamento globale, è dello stesso avviso: “Dopo la Cina, per cui si stima una riduzione di 200 milioni di tonnellate di CO2, dovuta alla riduzione dell’utilizzo del carbone in ambito industriale, anche per l’Italia è attesa una riduzione delle emissioni inquinanti e di CO2, legate al minore traffico in molte città e ai minori spostamenti. Nonché al regime ridotto delle attività produttive in molte aree”.

L’invito di Caserini è di non fare valutazioni affrettate. “L’inquinamento dell’aria non dipende solo dalle emissioni, ma anche, e soprattutto, dalla meteorologia, che in alcune zone come la pianura Padana gioca un ruolo chiave. Ribadisce il climatologo: “Le riduzioni nelle concentrazioni di PM10 e NO2 registrate in Lombardia nei giorni del 26 e del 27 febbraio sono dovute ad un significativo episodio di vento favonio, il föhn, per esempio. Fatto che ha contato molto di più nel ripulire l’aria, rispetto alla riduzione del traffico dovuta all’emergenza coronavirus”.

Le previsioni sui dati ambientali ed epidemiologici sono da maneggiare con cura

Occorre tempo per poter effettuare valutazioni complessive sia di politica ambientale che di salute pubblica, in base ai dati elaborati dagli esperti. Ciò è a maggior modo valido, anche sui dati epidemiologici relativi all’epidemia di coronavirus. Non ci sono stime certe su quante persone siano risultate positive all’epidemia, ma solo previsioni, come ribadisce Fabrizio Bianchi, epidemiologo e responsabile dell’Istituto di fisiologia clinica (Ifc) del Cnr di Pisa. E di conseguenza non è possibile, al momento, effettuare stime certe sulla letalità del virus. A dispetto di ogni statistica, bisognerà aspettare.

Cittadini per l’aria, di smog ci si continua ad ammalare

Certo è che, invece, purtroppo di coronavirus ci si ammala e si muore, così come di inquinamento atmosferico. E gli abitanti della pianura Padana e della Lombardia stanno pagando un prezzo altissimo di vite umane, su entrambi i fronti, come ha ricordato Anna Gerometta, presidente di Cittadini per l’aria, associazione che da tempo si batte per chiedere serie politiche di miglioramento di qualità dell’aria. Che i due fenomeni siano correlati? “Dall’inizio di dicembre alla prima settimana di febbraio 2020, le concentrazioni di particolato, PM10 e PM2,5, e NO2, in Lombardia sono state ben oltre i limiti di legge”, ci ricorda Anna Gerometta. A metà febbraio erano già stati “consumati” i 35 giorni annui di superamento del limite dei 50 microgrammi (µg) per metro cubo, concessi dalle norme europee per il PM10. “Tutto ciò ha portato all’aumento degli accessi al pronto soccorso di bambini e adulti per l’incremento di patologie respiratorie, già nei mesi scorsi” ribadisce. “Ci auguriamo che la situazione sanitaria, così drammatica scatenata dal coronavirus, cambi anche le politiche regionali sull’ambiente”.


Oms, 7 milioni di morti ogni anno per inquinamento atmosferico

“In Italia e soprattutto al nord, le patologie acute e croniche dell’apparato respiratorio sono sempre più in aumento e in relazione certa con la quantità di micropolveri respirate”, ci aveva spiegato lo pneumologo Roberto Dal Negro nei mesi scorsi.  Sia l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) che la letteratura scientifica internazionale ribadiscono, da tempo, il dramma causato dall’inquinamento atmosferico. Almeno 7 milioni di morti all’anno, di cui 500mila in Europa e più di 76 mila in Italia. Un problema di sanità pubblica planetario che l’emergenza coronavirus sta parzialmente oscurando.

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Un’infografica sull’inquinamento dell’aria nel mondo dell’Oms

Ma c’è chi, anche in ambito medico e scientifico, sta arrivando a correlare i due fattori. Secondo le stime di Marshall Burke, scienziato e ricercatore alla Stanford University, due mesi di riduzione dell’inquinamento in Cina, “hanno salvato la vita, probabilmente a quattromila bambini sotto i 5 anni e 73mila adulti oltre i 70”. Quindi, spiega il ricercatore, “il calo degli inquinanti a causa dello shutdown da coronavirus sia Cina che in Europa potrebbe salvare più vite di quante se ne perderanno, direttamente, con il Covid-19”. Anche se, sottolinea, “attualmente è possibile realizzare solo una previsione degli impatti della mortalità, non una vera e propria misurazione. Anche qui ci vorrà tempo”. Concludendo che, “questo studio non è ancora possibile, poiché l’epidemia è ancora in corso e non sono ancora disponibili i dati completi sulla mortalità per tutte le cause”.

Walter Ganapini, scienziato e membro onorario del comitato scientifico dell’Agenzia europea dell’ambiente, ricorda come, già da molto tempo, gli addetti ai lavori abbiano compreso le connessioni tra inquinamento da particolato atmosferico e malattie nella popolazione. “Da sempre, purtroppo, il particolato fine, fa da carrier, cioè vettore di ogni tipo di inquinante, dai metalli pesanti, agli idrocarburi policiclici aromatici, dai batteri ai virus. Già nei primi anni Ottanta con il dipartimento Ambiente e Salute dell’Enea avevamo studiato il fenomeno degli aerosol cancerogeni in pianura Padana”.

La correlazione tra inquinamento atmosferico e proliferazione dei virus

In Italia, il position paper della Società Italiana di Medicina Ambientale (Sime), appena diffuso, sollecita ora, interventi immediati sullo smog. “L’analisi sembra indicare una relazione diretta tra il numero di casi di Covid-19 e lo stato di inquinamento da PM10 dei territori”. Come riportano gli autori dello studio, esiste già una solida letteratura scientifica che correla l’incidenza dei casi di infezione virale, con le concentrazioni di particolato atmosferico. I medici della Sime chiedono “misure restrittive di contenimento dell’inquinamento”, in quanto “la velocità di incremento dei casi di contagio che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia, potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha esercitato un’azione di carrier e di boost”.

Secondo gli scienziati di Copernicus, mentre è in corso la pandemia da coronavirus, e si accavallano le strategie degli stati sulle misure sanitarie e ambientali da intraprendere, si apre, però, una nuova sfida, per migliorare la nostra futura qualità della vita. Quella di “interpretare i dati in modo statisticamente concreto, per cercare di isolare, da un lato gli effetti del tempo e i cambiamenti previsti delle emissioni. Dall’altro, quelli indotti dalle misure prese contro la diffusione del Covid-19”.

Intanto, c’è chi, in queste ore di emergenza sanitaria, in ambito scientifico, propone una quarantena globale stop and go che duri un anno, in grado di fiaccare il contagio. Occasione imprevista per far respirare meglio noi e il pianeta? Di certo, il coronavirus si sta rivelando, a un prezzo altissimo, un’opportunità unica per ripensare a stili e modelli di vita più sostenibili.

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