A gennaio del 2020, la diffusione di un nuovo coronavirus, il Sars-Cov-2, responsabile della malattia Covid-19, ha causato una pandemia che ha toccato oltre 200 paesi nel mondo. L’origine è stata identificata nel mercato cinese di animali vivi di Wuhan dove ogni giorno vengono macellati, venduti e consumati, tra gli altri, migliaia di cani, gatti, pangolini, serpenti e pipistrelli. In questo contesto, il coronavirus, naturalmente presente in alcuni di questi animali, è riuscito ad infettare l’essere umano, compiendo un salto di specie. I primi casi ufficialmente registrati in Cina sono dell’inizio del mese di gennaio, ma gli scienziati ipotizzano che i primi contagi reali risalgano al mese di dicembre. In Italia, il primo paziente affetto da Covid-19 è stato identificato il 21 febbraio a Codogno, un paese in provincia di Lodi e l’11 marzo è stata dichiarata la pandemia mondiale. L’Italia, come molti altri paesi, ha vissuto mesi di isolamento che hanno avuto effetti devastanti sul suo tessuto economico e sociale. La fase 2, quella della ripartenza, è cominciata il 4 di maggio e un mese dopo, il 3 di giugno, è ufficialmente finito il lockdown. Il coronavirus è la prima crisi di questa portata di natura ambientale e affonda le sue radici nello sfruttamento incontrollato delle risorse naturali che ha progressivamente ridotto la distanza tra domestico e selvatico avvicinando l’essere umano a potenziali nuove minacce.
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