Deforestazione in Amazzonia, persa in un anno la superficie dell’Abruzzo

Sono più di 11mila i chilometri quadrati di superficie disboscata in un solo anno Amazzonia. È il dato peggiore dal 2008.

Più di 11mila chilometri quadrarti distrutti in un anno. Le cifre pubblicate dall’Istituto nazionale per le ricerche spaziali del Brasile, riferite alla foresta in Amazzonia, sono agghiaccianti. Mai negli ultimi dodici anni il fenomeno era risultato così grave. Una situazione che ha provocato una nuova ondata di aspre critiche nei confronti delle politiche adottate dal presidente della nazione latino-americana, Jair Bolsonaro, ultra-conservatore e fervente climatoscettico.

Deforestazione in aumento del 9,5 per cento rispetto all’anno precedente

Per avere un termine di paragone, l’area disboscata tra l’agosto del 2019 e lo stesso mese del 2020 è pari alla superficie dell’Abruzzo. Il dato, inoltre, risulta in aumento del 9,5 per cento rispetto alla rilevazione dell’anno precedente. E per ottenere un valore peggiore occorre risalire al 2008, quando il totale sfiorò i 13mila chilometri quadrati.

Una manifestazione di protesta a Rio de Janeiro contro Bolsonaro, accusato di non proteggere abbastanza l’Amazzonia © Bruna Prado/Getty Images

Secondo una rete di organizzazioni non governative brasiliane chiamata Osservatorio sul clima a causa della deforestazione in Amazzonia, nel 2020 “il Brasile risulterà probabilmente il solo tra gli stati che emettono grandi quantità di CO2 ad aver incrementato la dispersione di gas ad effetto serra nell’atmosfera. In un anno nel corso del quale l’economia mondiale è stata a lungo paralizzata”.

Greenpeace: ritorna la deforestazione rampante in Amazzonia

Il governo di Bolsonaro, infatti, non soltanto non ha saputo bloccare il disboscamento, ma lo ha perfino incentivato, sostenendo l’agricoltura e le attività minerarie e riducendo i fondi destinati alla protezione dell’ambiente. In un comunicato l’associazione Greenpeace ha spiegato che “le politiche di sfruttamento dell’Amazzonia in Brasile rappresentano un ritorno alla deforestazione rampante. È una visione retrograda, lontanissima dagli sforzi necessari per affrontare la crisi climatica”.

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